Raddoppio Lecco-Bergamo: Rfi chiede la rescissione del contratto

La ditta è accusata di inadempienze. I pendolari restano senza treno diretto e i tempi di arrivo sono incerti.

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Lecco

In origine i treni diretti tra Lecco e Bergamo sarebbero dovuti ripartire a dicembre 2026. Lo scorso giugno il termine è stato spostato a fine 2027. Ciò che accadrà davvero, però, al momento nessuno lo sa con certezza: Rete ferroviaria italiana ha presentato una richiesta di risoluzione del contratto con l’impresa avellinese D’Agostino, ossia la ditta che ha in carico sia i lavori per il raddoppio della ferrovia tra Ponte San Pietro e Bergamo sia quelli per il collegamento tra la stazione di Bergamo e l’aeroporto di Orio al Serio.

«Negli ultimi 18 mesi RFI ha seguito costantemente l’andamento dei cantieri con i propri tecnici richiamando l’appaltatore al rispetto degli obblighi contrattuali con una serie di note formali e perentorie, nelle forme previste» spiega la società in una nota. Tutto questo, però, non è stato sufficiente e quindi a luglio è stata presentata la richiesta di rescissione del contratto «a fronte di evidenti inadempienze dell’appaltatore».

Spetterà ora al collegio consuntivo tecnico, «un organo terzo, dotato di piena autonomia funzionale rispetto alle Parti» come precisato da Rfi, esprimersi sulla richiesta ma al momento non è dato sapere tra quanto tempo arriverà questa risposta. Qualora la rescissione fosse approvata, le strade per Rfi sarebbero due: o far scorrere la graduatoria della precedente gara d’appalto, anche se le condizioni economiche sono profondamente mutate rispetto a quell’epoca, o bandire una nuova gara.

In ogni caso, le ripercussioni sui tempi dei cantieri saranno rilevanti: anche se da Rfi arriva la conferma che da luglio ad oggi i lavori non si sono fermati l’ultimo aggiornamento fornito dalla stessa società a metà giugno restituiva un grado di realizzazione delle opere del 25%. Quest’incertezza ha delle importanti ripercussioni sui collegamenti tra lecchese e bergamasca, due delle province più industrializzate d’Italia. Dal febbraio 2024 studenti e lavoratori pendolari abituati a prendere il treno tra Lecco e Bergamo, o tra il meratese e Bergamo cambiando a Carnate, sono obbligati a scendere a Ponte San Pietro e prendere il pullman, con un relativo incremento dei tempi di percorrenza influenzati anche dall’impatto sulla viabilità bergamasca degli stessi cantieri Rfi.

Di fatto, per tante delle persone che si muovono tra i due territori il treno continuerà ad essere ancora a lungo un’alternativa difficilmente praticabile nonostante il «caro benzina» e, soprattutto, la chiusura del ponte di Brivio fino a luglio 2027. Spostando lo sguardo sul lungo termine, Lecco dovrà attendere ancora diversi mesi prima di poter godere dei benefici del collegamento diretto con l’aeroporto di Orio, il terzo scalo italiano per numero di passeggeri. In teoria, l’arrivo del treno per Orio e del Tilo dalla Svizzera dovrebbero sostenere il rafforzamento della vocazione turistica di una Lecco in cui nei prossimi anni dovrebbero aprire fino a cinque nuovi grandi alberghi. In pratica, è impossibile dire al momento quando i due nuovi collegamenti saranno attivati.

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