
Cronaca / Lecco città
Giovedì 28 Agosto 2025
Ristoratore lecchese condannato in Australia. «Abusi su una donna»
erdetto di colpevolezza per un solo episodio dei sette contestati al giovane Alberto Nicoletti. Cadono le altre accuse, la sentenza a ottobre
Lecco
Alla fine è rimasta in piedi una sola delle sette accuse di violenza sessuale mosse nei confronti del ristoratore comasco Alberto Nicoletti, 33 anni, originario di Lecco ma cresciuto a Como e trasferitosi in Australia nel 2013, già titolare di un ristorante pizzeria in quel di Perth, sulla costa occidentale.
Tuttora detenuto per una precedente condanna a 5 anni risalente al 2021 (per un ulteriore episodio di molestie), Nicoletti è uscito in questi giorni da un nuovo processo cui i media australiani stanno dando un certo risalto; tra archiviazioni e verdetti di non colpevolezza (come nel caso di una donna che sosteneva di essere stata attirata in un bagno con la scusa di consumare cocaina, salvo poi denunciare Nicoletti e un suo amico per violenza sessuale) la maggiore parte delle contestazioni sono cadute, con la sola eccezione di quella mossa da una ragazza che il giovane ristoratore comasco aveva conosciuto addirittura cinque anni fa, offrendosi di riaccompagnarla a casa una sera del 2020. In tribunale la donna aveva riferito di essersi addormentata per poi risvegliarsi all’improvviso nel suo letto mentre il suo accompagnatore abusava di lei. Alla fine, la giuria del tribunale australiano le ha creduto, respingendo la versione dell’imputato, il quale non ha mai negato il rapporto qualificandolo però come un rapporto sessuale tra due adulti entrambi consenzienti.
La procedura penale australiana adotta un modello diverso da quello italiano e, più in generale, europeo; per il momento, quindi, Nicoletti è stato giudicato colpevole, ma per conoscere l’entità della pena bisognerà attendere la prossima udienza, già fissata per il prossimo 2 ottobre. Lui, nel frattempo, sta finendo di scontare la condanna precedente, in un carcere australiano dal quale può regolarmente avere contatti telefonici con i familiari, che si trovano in Italia.
La sua pizzeria di Perth, prima dell’arresto - che risale al mese di agosto del 2021 - aveva riscosso per qualche anno un certo successo, garantendosi un volume d’affari che aveva consentito al giovane imprenditore comasco di crescere e di dare lavoro fino a una dozzina tra cuochi, camerieri, addetti, prima dell’inevitabile tracollo conseguenza dell’arresto.
Ora, come detto, bisogna attendere la sentenza, contro cui il suo avvocato, l’australiano Tom Percy - sorta di istituzione in Australia Occidentale, editorialista nonché voce di parecchie trasmissioni radio, uno che nel suo curriculum specifica di essere specializzato nei casi di ingiusta detenzione -, sembrerebbe determinato a ricorrere in tutte le sedi possibili.
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