Cronaca / Merate e Casatese
Venerdì 27 Febbraio 2026
Merate, medico condannato per sette omicidi lavora in Pronto soccorso: disposta l’immediata sospensione
Vincenzo Campanile, su cui pesa una pena in appello a 17 anni e 3 mesi per omicidio volontario in sette casi legati a interventi del 118 a Trieste, ha svolto due turni come “gettonista” al Mandic tramite cooperativa esterna. L’Asst di Lecco, appresa la notizia, ha ordinato lo stop dei turni in via prudenziale
Merate
La sua presenza nei corridoi del pronto soccorso ha creato imbarazzo. Non per l’età o per il curriculum – 53 anni, rianimatore, esperienza nel 118 – ma per quel nome che, tra i camici bianchi, non suonava nuovo. Così i turni del 24 e 25 febbraio al Pronto soccorso dell’ospedale di Merate si sono trasformati in un caso interno, prima ancora che pubblico.
Il medico in questione è Vincenzo Campanile, anestesista rianimatore di Monfalcone, in provincia di Gorizia, condannato in appello dalla Corte d’Assise d’Appello di Trieste a 17 anni e 3 mesi per omicidio volontario in sette dei nove casi contestati. Una sentenza pesante, arrivata dopo la condanna in primo grado a 15 anni e 7 mesi.
I fatti risalgono al periodo tra il 2014 e il 2018 e riguardano decessi di pazienti anziani soccorsi durante interventi domiciliari del 118 a Trieste. In primo grado era stata disposta anche l’interdizione dalla professione medica per cinque anni; resta da capire quali effetti produca oggi, alla luce dei ricorsi e della non definitività del giudizio. È su questo crinale giuridico che si colloca la vicenda di Merate. Campanile ha prestato servizio al Mandic come “gettonista”, ingaggiato tramite una cooperativa esterna. Formalmente, allo stato, potrebbe esercitare la professione: dopo essere stato sospeso in via cautelare ed espulso dall’Ordine dei medici, era stato successivamente riammesso. La condanna non è definitiva e non è escluso un ricorso in Cassazione.
Elementi che, sul piano strettamente normativo, possono fare la differenza. Eppure la notizia ha generato perplessità. Non risultano contestazioni formali sull’operato nei due giorni di turno, ma la sola presenza di un professionista con una vicenda giudiziaria così delicata alle spalle ha alimentato interrogativi sull’opportunità. La direzione dell’Asst di Lecco è intervenuta rapidamente. «Appresa la notizia abbiamo disposto la sospensione con effetto immediato dei turni del professionista in attesa di fare chiarezza sulla vicenda», ha dichiarato il direttore generale Marco Trivelli. Una misura prudenziale, in attesa di verifiche amministrative e giuridiche. Resta però una domanda di sistema. Nei concorsi pubblici per l’assunzione diretta in ospedale, la presenza di pendenze penali comporta l’esclusione. Come si concilia questo principio con il ricorso a cooperative esterne, attraverso le quali i professionisti vengono impiegati a gettone per far fronte alla carenza di organico?
Il caso di Merate non introduce accuse nuove né sovverte presunzioni di innocenza che, fino a sentenza definitiva, restano intatte. Ma espone una zona grigia: quella tra legittimità formale e opportunità sostanziale. Campanile ha sempre sostenuto, nei processi, di aver agito per interrompere sofferenze insopportabili, parlando di “sedazione palliativa caritatevole”. La Corte d’Assise d’Appello ha però riformato in parte la sentenza di primo grado, escludendo l’attenuante dei motivi di particolare valore morale o sociale e riconoscendo la responsabilità per omicidio volontario in sette casi. Nel frattempo, a Merate, resta il segno di due turni che hanno riacceso un dibattito più ampio: quali controlli sulle cooperative? Quali criteri uniformi tra assunzioni dirette e incarichi esterni? E soprattutto, fino a che punto ciò che è giuridicamente possibile coincide con ciò che è opportuno in un luogo delicato come un pronto soccorso?
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