Cronaca / Merate e Casatese
Martedì 06 Ottobre 2026
Meratese, 150 giovani contro le accuse ai ragazzi: «Non siamo noi il problema, servono spazi»
Diciotto consulte, associazioni e gruppi chiedono ai Comuni poli giovanili pubblici e aperti anche la sera: «Se usciamo veniamo criticati, se restiamo a casa pure. Non possiamo chiedere ai ragazzi di sparire».
Lettura 1 min.Lecco
Un coro di protesta si leva dal Meratese, dal centro ai comuni limitrofi. A firmarlo sono 150 giovani riuniti in 18 realtà tra consulte, associazioni, gruppi e organizzazioni del territorio, guidati dalla Consulta Tematiche Giovanili di Olgiate Molgora. Accanto a loro ci sono le consulte di Montevecchia, Airuno, Missaglia e Paderno d’Adda, le Assemblee Sinodali Decanali di Brivio e Merate e numerose realtà associative e giovanili: RiFuGio, BriUp, il Gruppo Giovani della CRI di Merate, LeccoCi, Simposio (il giornale del liceo Agnesi), ABBO APS, EUatSchool, Patatrac, ARCI La LoCo, ProgettaLo e la Pro Loco Airuno. Il bersaglio non è un sindaco né un Comune. Sono le lamentele ricorrenti dei residenti sui ragazzi in strada, soprattutto la sera e d’estate, che da anni tornano puntuali tra bacheche e gruppi Facebook. I campetti illuminati fino a mezzanotte sono spesso l’unico spazio di ritrovo e il copione si ripete in tutto il Meratese, nel Casatese, come in buona parte della Brianza.
«A Brugarolo i ragazzini che usavano la pump track dopo la chiusura hanno scatenato un putiferio online. Al bar Pepitos, la festa di inizio settembre, con musica fino a mezzanotte come da accordi, divide ancora i residenti. La titolare ha dovuto difendersi pubblicamente dicendo, letteralmente, che è la seconda festa che fa in un anno di apertura». «Sono sempre gli stessi stereotipi: ubriaconi, nullafacenti, qui solo per disturbare», attacca Simone Ghezzi, tra i più attivi della Consulta di Olgiate Molgora, che parla anche a titolo personale. «Se i giovani restano a casa, vengono criticati. Se escono, vengono criticati lo stesso. E poi ci stupiamo dei casi di ritiro sociale. Non si può chiedere ai ragazzi di sparire per poi lamentarsi che non ci sono, non popolano i nostri paesi e non hanno idee». Mancano spazi e luoghi di aggregazione per i giovani, che gli adolescenti senza patente possano raggiungere. «Così finiamo per stare dove possiamo, nei parchetti fino a tardi, e veniamo pure accusati». I firmatari del comunicato citano i dati Istat con la dovuta cautela: nel 2023, nel territorio meratese, dicono, «la spesa dei Comuni è di circa 8,3 euro per residente tra 0 e 17 anni, in un paniere di attività sociali, ricreative e di autonomia. La media lombarda è di 16,4 euro: praticamente il doppio». «Il Meratese spende la metà della media lombarda», sottolinea Ghezzi. «Non possiamo pretendere comportamenti diversi senza offrire alternative». La richiesta è una sola, e precisa: «Vogliamo poli giovanili pubblici, capillari, aperti la sera. Spazi pensati dai giovani e per i giovani, non calati dall’alto. Luoghi che vadano oltre quelli religiosi, perché non tutti si riconoscono negli spazi di parrocchia». Il primo obiettivo è aprire un dialogo strutturato con i Comuni. Il secondo, di medio-lungo periodo, è ottenere soluzioni vincolanti per gli spazi aggregativi. «Non vogliamo più sentirci dire che siamo il problema», chiude Ghezzi. «Vogliamo essere parte della soluzione. Ma dobbiamo partire dai luoghi: servono posti dove stare».
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