Nuovo ponte San Michele, mancano 172 milioni

L’opera da 262,2 milioni di euro ha al momento una copertura finanziaria di soli 90 milioni. La rete «Occhio al Ponte» rilancia i dubbi su costi e tempi, mentre i sindaci di Paderno, Verderio, Robbiate e Imbersago chiedono di spostare il tracciato di un chilometro verso sud

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Paderno d’Adda

La realizzazione del nuovo viadotto destinato a sostituire o affiancare lo storico ponte San Michele resta fortemente condizionata dalla mancanza delle coperture economiche necessarie e dalle profonde divergenze istituzionali sulla scelta del tracciato definitivo.

Sulla complessa questione infrastrutturale è nuovamente intervenuta la rete di associazioni, enti e cittadini denominata «Occhio al Ponte», la quale ha inteso richiamare l’attenzione pubblica sulle risorse finanziarie finora concretamente stanziate, confermando al contempo la totale convergenza di vedute con le amministrazioni comunali del territorio. Il dibattito locale si mantiene così particolarmente acceso, diviso tra la necessità di ammodernare la rete di mobilità viaria e ferroviaria e la constatazione di un quadro economico e progettuale che appare ancora oggi ricco di incognite per l’intera comunità.

I dati ufficiali emersi dalle comunicazioni dell’assessorato regionale alle infrastrutture evidenziano una situazione di forte carenza di budget. A fronte di un costo complessivo dell’opera la cui stima si attesta intorno a 262,2 milioni di euro, i fondi attualmente disponibili e certi ammontano soltanto a 90 milioni. Ciò significa che mancano all’appello ben 172 milioni di euro, una cifra che corrisponde a quasi due terzi della spesa complessiva prevista per completare l’infrastruttura.

A peggiorare il quadro contribuisce la precisazione fornita dal Pirellone, che ha escluso l’esistenza di finanziamenti europei già assegnati a questa specifica opera, evidenziando che eventuali nuove risorse economiche dovranno essere interamente reperite nel corso dei prossimi anni. Una disponibilità finanziaria limitata a circa un terzo del fabbisogno totale che impone una riflessione seria e rigorosa sulle tempistiche reali di esecuzione e sulle effettive alternative di mobilità.

All’aspetto economico si affianca la questione legata alla localizzazione geografica dell’opera. I primi cittadini dei Comuni coinvolti dall’attraversamento – Gianpaolo Torchio per Paderno d’Adda, Danilo Villa per Verderio, Marco Magni per Robbiate e Fabio Vergani per Imbersago – hanno ribadito con forza la ferma contrarietà all’ipotesi progettuale che prevede di collocare il nuovo ponte a una distanza di soli quindici metri dal manufatto storico esistente. Le amministrazioni locali rivendicano da tempo il diritto a non subire decisioni calate dall’alto e a non essere travolte da flussi di traffico automobilistico e merci insostenibili per i centri abitati. Per questa ragione, i sindaci oppongono un rifiuto netto a una soluzione ritenuta inadeguata, proponendo in alternativa lo spostamento del nuovo tracciato di circa un chilometro verso sud, sempre all’interno del comparto compreso tra i centri di Calusco e Paderno d’Adda, al fine di tutelare la vivibilità dei quartieri residenziali.

La rete «Occhio al Ponte» ribadisce che chiedere chiarimenti su costi e tempi non significa opporsi all’opera, ma pretendere garanzie concrete per la cittadinanza.

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