Cronaca / Merate e Casatese
Giovedì 03 Settembre 2026
Omicidio stradale di Brivio, le motivazioni della condanna: «Cannabis ancora attiva»
Secondo il giudice, gli effetti psicotropi della cannabis erano “ancora attivi” nell’organismo di Krzystof Jan Lewandowski, e quindi tali da alternarne lo “stato di percezione” nel momento in cui, alla guida del suo carro attrezzi, ha investito le due amiche 21enni di Paderno Giorgia Cagliani e Milena Marangon
Lettura 1 min.Brivio
Gli effetti psicotropi della cannabis “ancora attivi” nell’organismo di Krzystof Jan Lewandowski, e quindi tali da alternarne lo “stato di percezione” nel momento in cui, alla guida del suo carro attrezzi, ha investito le due amiche 21enni di Paderno Giorgia Cagliani e Milena Marangon, uccise mentre si spostavano a piedi verso l’ingresso della festa padronale di Brivio. A questa conclusione arriva il giudice di Lecco Gianluca Piantadosi nelle motivazioni della sentenza che a luglio scorso ha condannato l’autista polacco 35enne alla pena finale di 3 anni e sei mesi di reclusione, tenendo conto dello sconto di un terzo del rito abbreviato. Nessun dubbio sulla responsabilità dell’uomo che ha spezzato la vita delle due ragazze, da lui stesso pacificamente ammessa tra le lacrime. L’unico “aspetto controverso” del processo attiene alla contestazione dell’aggravante, nel reato di omicidio stradale, della guida sotto effetto di stupefacenti. L’imputato era stato trovato positivo alla marijuana, e lui stesso, nelle sue dichiarazioni, aveva ammesso di fare uso di cannabis, negando, però, di averla consumata il giorno dell’incidente, e affermando invece di averla fumata in Polonia, prima di partire per lavoro per l’Italia, circa 2-3 giorni prima (“in quel giorno tanto infelice non ho fumato, l’ho fatto qualche giorno prima, prima di partire dalla Polonia”, aveva dichiarato). Il narcotest aveva dato esito positivo sia nelle urine, che nel sangue.
Per il consulente tecnico nominato dalla difesa “la determinazione degli stupefacenti nelle urine è soltanto indicativa di una assunzione pregressa, poiché gli elevati tempi di eliminazione dall’organismo non permettono di stabilire quando sia avvenuta l’ultima assunzione e, soprattutto, se l’azione farmacologica sia ancora in atto”, considerato che il Thc, il princpio attivo della cannabis, lascia tracce per oltre 12 giorni in chi fuma in dose modeste, e per oltre 25 giorni relativamente agli assuntori più abitudinari.
Per l’esperto nominato dalla procura, invece, la concentrazione ematica di Thc emersa dai test (pari a 3,2 nanogrammi per millilitro) rilevata a distanza di circa 5 ore dall’evento, “suggerisce verosimilmente un’assunzione relativamente recente, compatibile con un consumo avvenuto nelle ore precedenti”. C’era una “significativa probabilità”, insomma, che si trovasse in uno stato di alterazione psicofisica al momento del sinistro.
Il giudice, sulla scorta di queste due differenti versioni, ha posto in evidenza che Lewandowski ha sempre dichiarato di essere stato abbagliato da un’altra automobile, che, però, non c’era al momento del sinistro. Dunque “è verosimile che l’imputato, alterato dall’uso di cannabis, o avesse vissuto un fenomeno allucinatorio”. Non avrebbe dovuto avere problemi nemmeno a notare la presenza dei pedoni che camminavano sulla destra (la strada era illuminata), mentre lui aveva dichiarato di aver visto delle ombre. Il fatto che avesse improvvisamente sbandato a 80 all’ora in un rettilineo, senza controsterzare a sinistra suggerirebbe poi una condizione di “reazione rallentata agli stimoli”. Il Serd del carcere di San Vittore aveva infine redatto un documento, a dicembre 2025, in cui si attestava che l’imputato è affetto da “dipendenza da cannabinoidi”.
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