Premiati gli angeli di Crans-Montana: a Filippo Galbiati, medico e sindaco di Casatenovo, la Rosa Camuna

Un riconoscimento che il direttore della Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso dell’Ospedale Niguarda di Milano ha voluto condividere subito con i colleghi. «Una situazione che ha segnato profondamente tutti noi».

Casatenovo

C’è anche un volto lecchese dietro l’intervento sanitario che ha permesso di trasformare una tragedia internazionale in un percorso di cura e speranza. È quello di Filippo Galbiati, sindaco di Casatenovo e direttore della Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso dell’Ospedale Niguarda di Milano, tra i protagonisti della risposta sanitaria messa in campo dopo il dramma di Crans-Montana. Proprio a lui, insieme a tutto il team di professionisti coinvolti, è stato consegnato il Premio Rosa Camuna 2026 da parte del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana.

Un riconoscimento che Galbiati ha voluto condividere subito con i colleghi. «È un premio importante – ha spiegato – che va a tutti i collaboratori. È stato un evento molto impattante, non solo per le competenze mediche richieste ma anche per il coinvolgimento umano. Ci siamo trovati ad assistere ragazzi giovanissimi colpiti in modo gravissimo dalle ustioni: una situazione che ha segnato profondamente tutti noi».

La tragedia di Crans-Montana ha richiesto una risposta rapida, precisa e coordinata. Dodici pazienti gravemente ustionati sono stati trasferiti in Lombardia grazie a una complessa operazione sanitaria internazionale che ha coinvolto il Niguarda, il Policlinico di Milano e AREU, l’Agenzia Regionale Emergenza Urgenza. In poche ore è stata attivata una macchina organizzativa imponente, capace di mettere in sinergia elicotteri, équipe specializzate e strutture d’eccellenza.

Al Niguarda, centro di riferimento internazionale per la cura delle grandi ustioni, oltre cento professionisti tra medici, infermieri e tecnici hanno lavorato senza sosta per garantire la presa in carico dei pazienti più gravi. È qui che l’esperienza di Galbiati e della sua équipe ha avuto un ruolo centrale, nella gestione delle prime fasi di emergenza e nell’organizzazione dei percorsi di cura. «In momenti come questi – ha raccontato – capisci quanto sia fondamentale il lavoro di squadra. Nessuno opera da solo: ogni professionalità diventa essenziale».

Il presidente della Regione Attilio Fontana ha definito il riconoscimento «una medaglia d’oro a un sistema sanitario capace di reagire con prontezza, competenza e spirito di squadra», sottolineando come la Lombardia abbia saputo mettere in campo una rete integrata, dall’emergenza territoriale alle strutture ospedaliere più specializzate. Sulla stessa linea l’assessore al Welfare Guido Bertolaso, che ha parlato di un sistema sanitario «sul gradino più alto del podio» per capacità organizzativa e qualità professionale.

Determinante è stato anche il lavoro di AREU, che ha coordinato un ponte aereo sanitario internazionale e attivato la Centrale Operativa Maxiemergenze poche ore dopo l’accaduto, mentre il Policlinico di Milano ha garantito il supporto ai casi più complessi attraverso la rete ECMO, dedicata ai pazienti con insufficienza respiratoria acuta.

Dietro i numeri e la complessità dell’intervento resta però, come ricorda Galbiati, la dimensione umana. «Non abbiamo curato solo ferite fisiche – ha spiegato – ma abbiamo cercato di accompagnare ragazzi e famiglie in un momento drammatico». Parole che raccontano la parte meno visibile, ma forse più importante, del lavoro svolto.

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