A dieci anni dal sisma, il legame tra la Brianza e Amatrice non si è mai spezzato

L’ex sindaco Umberto Bonacina ripercorre l’impegno dei volontari brianzoli ad Amatrice e nei comuni colpiti dal sisma. Tetti ricostruiti, una mensa, un centro anziani, una roulotte e un campo da calcio: «Di fronte alle macerie, l’unica cosa che potevamo fare era dare una mano».

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Costa Masnaga

Dieci anni fa la terra tremava nel Centro Italia, radendo al suolo interi paesi tra Marche, Lazio, Umbria e Abruzzo. Da allora il legame che si è creato tra la Brianza e la zona di Amatrice non si è mai interrotto, tenuto vivo da chi, in quei giorni di macerie, decise di intervenire in prima persona.

Tra i primi ad attivarsi, alla guida di un gruppo di volontari, c’è stato Umberto Bonacina, per 10 anni sindaco di Costa Masnaga ed ex consigliere provinciale, che ripercorre quell’esperienza a dieci anni di distanza.

“Non soldi, ma opere”

«È stata un’esperienza importante anche per la nostra vita», racconta Bonacina. «Di fronte a quelle macerie, l’unica cosa che potevamo fare era dare una mano, non con i soldi ma con le opere. Ci fidiamo di tutti, ma in quel periodo c’erano troppe aziende interessate al denaro e non alla causa». Per questo il gruppo scelse una strada precisa: quella degli agricoltori. «Abbiamo rifatto i tetti di quattro aziende agricole che avevano le mucche in giro, e nel giro di un mese avevamo coperto tutto».

Una mensa, un centro anziani, una roulotta

Da lì gli interventi si sono moltiplicati. Insieme a un gruppo di volontari milanesi, Bonacina e i suoi hanno costruito una mensa scolastica a Città reale e, sempre con lo stesso gruppo, una residenza destinata a diventare un punto di ritrovo pomeridiano per gli anziani del posto. Non solo strutture pubbliche: ai volontari brianzoli si deve anche la donazione di una roulotte a un giovane papà, sposato da poco con la moglie incinta. A Grisciano, poi, è stato rifatto il campo da calcio, per una spesa complessiva, tra i vari interventi, di circa 300 mila euro.

Un legame che dura da dieci anni

Quello che colpisce, a distanza di un decennio, è la tenuta dei rapporti. «Siamo andati più volte giù, alle inaugurazioni, alle loro feste», racconta Bonacina. «E loro salgono da noi, alla festa degli Alpini di Carate, un anno sì e un anno no. Anzi, proprio ora alla festa di Grisciano ci sono gli Alpini di Carate». Un’amicizia nata nella tragedia ma cresciuta nel tempo: «È stata un’esperienza forte. C’era miseria in giro, ma anche gente che aveva ancora voglia di lavorare — a differenza di chi veniva da fuori solo per farsi vedere in divisa. C’era chi girava casa per casa a valutare quali fossero ancora abitabili e quali invece dovessero essere abbandonate».

Con il passare degli anni i contatti diretti si sono un po’ diradati — «adesso dobbiamo organizzarci per andare giù, e qualche amico purtroppo non c’è più» — ma il filo non si è mai spezzato, complice anche WhatsApp: «Giampiero, che ha un ristorante a Grisciano, ci chiama praticamente ogni settimana. È una gran persona, tiene molto a restare legato a noi, e siamo stati contenti di averlo conosciuto».

La casa del Friuli e il confronto con l’Aquila

Tra le storie più singolari raccolte da Bonacina c’è quella di una casa prefabbricata risalente al terremoto del Friuli, smontata e poi rimontata a Grisciano per un agricoltore del posto, grazie anche al lavoro dell’architetto Meda, ex sindaco di Garbagnate. La famiglia — marito, moglie e due figli — vi ha trascorso il primo inverno dopo il sisma.

Bonacina ricorda anche una visita ai lavori seguiti da Luigi Fulcio, di Giussano, che si era speso per la ricostruzione dell’Aquila: una scuola e un centro ricreativo per ragazzi, oggi in parte trascurati. Un confronto, quello tra le due ricostruzioni, che per l’ex sindaco di Costa Masnaga dice molto: «A Grisciano i lavori sono fatti e vengono curati, c’è voglia di lavorare. All’Aquila invece si aspettava un po’ che arrivasse Babbo Natale a risolvere tutto».

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