LuCake, da Instagram ai libri di cucina

La storia Luca Perego in pochi anni ha raggiunto quota 870mila follower e una community di fedelissimi. Inserito da Forbes nella lista dei cento talenti under30 da seguire, è pronto a pubblicare il suo terzo libro

Lettura 2 min.

Classe 1995, 31 anni appena compiuti, Luca Perego di Castello di Brianza, in arte “Lucake”, ha iniziato a postare il proprio lavoro su Instagram quando la parola “creator” non ci era familiare e le piattaforme erano poco più di una vetrina di fotografie. Oggi supera gli 870mila followers e vanta una community di fedelissimi, giovani, uomini e donne di ogni età, che, pur privi della classica divisa, amano mettersi in gioco e con i quali condivide ricette e suggerimenti in cucina.

«La cosa più bella è vedere che le persone cucinano davvero le mie ricette»

Dopo oltre dieci anni come pasticcere, ricorda come tutto ha avuto inizio, i primi traguardi e il volto di un mestiere che ha cambiato forma ma non smette di appassionare.

«Ho aperto il mio profilo Instagram nel 2012, quando praticamente non lo usava ancora nessuno. Poi l’ho lasciato fermo per un anno e ho iniziato davvero nel 2013, mentre lavoravo in pasticceria per un catering di matrimoni». Non c’era un progetto preciso. «Per me non era un lavoro e credo che pochissime persone come me, allora, vedessero la possibilità di trasformarlo in una professione. Forse per timidezza, invece di mettere fotografie mie, ho iniziato a condividere i dolci che realizzavo».

A Castello Brianza uno studio con cucina, uffici e spazio dedicato al set fotografico

Il vantaggio, col senno di poi, è stato partire presto e crescere insieme alla piattaforma. La passione si è trasformata in pochi anni in lavoro, con una community e, con lei, collaborazioni che aumentavano sempre più. Da qui la scelta di lasciare il catering e dedicarsi a tempo pieno a questa attività, studiando food photography, luci e post-produzione.

Il contenuto, però, è rimasto fedele a un’idea precisa: insegnare prima ancora che intrattenere. «Oggi intorno alla cucina si è costruito un pubblico enorme: social, programmi televisivi, talent, ricette e contenuti di ogni genere. Tantissimi video di cucina li guardi perché il prodotto è estetico o divertente, ma poi non hai le informazioni per rifare da solo quello che hai visto». Il suo obiettivo è rimasto quello della divulgazione: dunque una sorta di scuola di pasticceria digitale, in cui il contenuto lasci qualcosa a chi lo guarda e gli permetta davvero di replicare la ricetta dentro casa.

La forma della divulgazione, come il meccanismo rapido dei social prevede, è invece cambiata continuamente: dalle fotografie ai reel (video di pochi minuti), dalle storie ai caroselli. «Se oggi pubblicassi soltanto foto come nel 2014 è evidente che non funzionerebbe». È forse questa la chiave di un cammino costruito senza una meta già definita. «A 17 o 18 anni il massimo che potevo immaginare era fare tanta gavetta e, un giorno, aprire una mia pasticceria. Non pensavo certo di lavorare in proprio, sviluppando un mio brand attraverso i social».

Oggi il quartier generale resta a Castello di Brianza: uno studio con cucina, uffici e spazio fotografico. Con lui lavora la sorella, Elena, formata anche su video e montaggio, oltre al supporto di un’agenzia specializzata nel settore.

Dietro il bancone nascono ricette, contenuti, collaborazioni e persino libri: i primi pubblicati da Mondadori, il debutto diventato Oscar bestseller e un terzo volume ora in arrivo. Poi l’inserimento nella lista Forbes dei cento under 30 e le collaborazioni con marchi molto noti. «Essere scelti da realtà importanti vuol dire che stai lavorando bene e per me è motivo di grande orgoglio».

Ma il termometro più immediato resta la community. «La cosa più bella è vedere che le persone cucinano davvero le mie ricette, non solo le guardano: le fotografano e me le mandano». Ci sono anche ragazzi molto giovani che gli scrivono per chiedere quale scuola scegliere o come iniziare. «Qualcuno mi vede un po’ come una guida, perché sa che ho fatto l’alberghiero e poi sono riuscito a costruirmi questo percorso».

La notorietà, assicura, non ha cambiato le sue abitudini. «Io “vip” proprio non mi sento. Mi capita di andare al supermercato e venire riconosciuto, ma non ho mai vissuto questa condizione come fama». Piuttosto come motivo di gratitudine: «Cerco sempre di fermarmi e scambiare due parole. È grazie a queste persone se oggi posso fare ogni giorno il lavoro che mi piace».

© RIPRODUZIONE RISERVATA