Superenalotto, un mese dalla vincita record a Oggiono. Ma nessuno l’ha ancora incassata

A un mese dal jackpot di 223,2 milioni di euro, resta aperto il mistero sul protagonista e la ex moglie.

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Oggiono

Al momento, il jackpot leggendario del SuperEnalotto da 223,2 milioni di euro - la seconda vincita più alta nella storia del gioco in Italia - non è ancora stato incassato.

A un mese pressoché esatto, nel bar di via Milano a Oggiono dove lo scorso 11 settembre si stappò champagne, il viavai è lo stesso: facce di sempre e nuovi aspiranti che continuano a giocare sognando il secondo bacio della sorte.

Mentre il tempo passa, la favola del milionario per caso - 6 numeri azzeccati con 5 euro - somiglia però sempre più alla classica, e squisitamente italiana, commedia degli equivoci legali. Sulla scena - come si sa - immancabilmente è subito comparsa la donna di cuori: o di picche, secondo i punti di vista. Ginevra C., rappresentata da GiustItalia, da 600 chilometri di distanza dove vive, ha rivendicato il diritto di dimezzare la gioia al marito Gastone oggionese - vero nome, parrebbe, Renato F. - in nome di un altare condiviso nel 2023 e mai formalmente smantellato.

A Oggiono, un po’ per celia e un po’ per non morire di invidia, le battute si sprecano sul divorzio, tipo asso pigliatutto. Alla goliardia da bar partecipa Roberto F. - pensionato, ex macellaio, appassionato di presepi - inizialmente indicato dagli amici come il prediletto della dea bendata, ma che ha sempre smentito tutto; o vincerà anche l’Oscar o davvero non c’entra nulla, Paperone è qualcun’altro, che non ha più rimesso piede nel locale, troppo impegnato nella partita giocata negli studi legali dove la matematica della Sisal deve fare i conti con la geometria del Codice civile. Al centro del contenzioso c’è l’interpretazione dell’articolo 177. I legali di Ginevra sono partiti all’attacco con una diffida formale già pochi giorni dopo la vincita

La tesi dell’ex moglie: comma 1, lettera a: la separazione legale non è ancora intervenuta, il matrimonio in comunione dei beni è a tutti gli effetti valido e, per Ginevra, il biglietto della lotteria è un acquisto (un titolo al portatore che dà diritto a un credito) effettuato in costanza di matrimonio.

La difesa di Renato F. può essere: comma 1, lettera c: proventi dell’attività separata di ciascuno dei coniugi e non consumati, cessazione degli affetti e della convivenza perciò i proventi non vanno divisi automaticamente a metà. Non solo. I legali si palleggiano la sentenza della Cassazione 12101 del 2001 (guarda caso, la magia dei numeri): nella fattispecie, i proventi delle vincite al gioco entrano nella comunione se la coppia non è legalmente separata.

Il tempo stringe. Il 10 dicembre prossimo sarà l’ultimo giorno per presentare la schedina negli uffici di Sisal. Se nessuno lo farà entro le 18, il jackpot si estingue e i 223 milioni tornano allo Stato. Altrimenti, lo Stato ne tratterrà “solo” 44,6 e lascerà al vincitore circa 178,5 milioni di euro netti, di cui la ex moglie ne chiede 80.

Sisal attende il possessore del tagliando al traguardo, la moglie invece al varco; il tribunale si prepara a decidere se il gabelliere della fortuna sarà, oltre al Fisco, anche lo spettro del matrimonio mai sciolto. E proprio un colpo di scena in salsa Halloween potrebbe essere il gran finale di stagione: finché nessuno si presenta a riscuotere la schedina, la ex moglie sta evocando un fantasma.

Se Renato F. riuscisse a incassare tramite un fondo fiduciario o un notaio nell’anonimato totale, a Ginevra servirebbe il mago Merlino prima di dimostrare in tribunale che quei soldi sono proprio del marito ancorché, secondo gli avvocati, lui stesso lo avrebbe confessato (o millantato?) in preda a euforia all’indomani dell’estrazione. In via Milano a Oggiono tuttavia il persistente dubbio aleggia: l’ex moglie non sarà forse un ben orchestrato depistaggio per coprire il vero e sempre ignoto vincitore? La diffida arrivata via Pec è fin troppo vera. E se l’indirizzo fosse quello dell’uomo sbagliato?

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