Omicidio di Cassina, «Paroli totalmente incapace di intendere e volere»

Una grave depressione avrebbe compromesso completamente la capacità di intendere e volere di Corrado Paroli, 48 anni, imputato per la morte della madre Margherita Colombo, trovata senza vita nel novembre 2024 a Cassina Valsassina. È quanto emerge dalla nuova perizia psichiatrica

Lettura 1 min.

Cassina Valsassina

Uno stato depressivo talmente profondo da “compromettere del tutto al momento del fatto” la capacità di intendere e volere di Corrado Paroli, 48 anni, l’uomo accusato davanti ai giudici della corte d’assise di Como dell’omicidio della madre pensionata Margherita Colombo, trovata priva di vita nella sua abitazione di Cassina Valsassina, il 18 novembre 2024.

Si tratta della donna che, secondo l’accusa, è stata soffocata dal figlio con la pressione di una mano o di un oggetto come un cuscino che le ha ostruito le alte vie aeree, dopo l’assunzione di una tisana contenente un mix di sedativi. Una visione contestata dai consulenti della difesa dell’uomo (che aveva provato il suicidio nella casa in cui è successo il fatto e che è detenuto al carcere di Monza), già ascoltati nel corso dell’istruttoria al tribunale di Como prima dell’esame dell’imputato, per i quali la donna è morta per aver ingerito a sua volta la tisana allungata con i sedativi.

E mentre per la procura la capacità di intendere e volere al momento del fatto era grandemente scemata, ma non del tutto esclusa, secondo i legali di Paroli (avvocati Riccardo Mariconti e Maria Isabella Forlaita) andava esclusa del tutto. Nella distanza delle due posizioni, la Corte ha deciso nei mesi scorsi di disporre due nuove perizie super partes di natura psichiatrica e medico legale, per chiarire i dubbi emersi nel corso dell’istruttoria.

Lo psichiatra Nicola Poloni ha concluso per la totale infermità al momento del fatto, con una “attenuata pericolosità sociale” – indicazione che potrebbe certo incidere sull’esito del processo – mentre lo specialista in medicina legale Giovanni Scola ha confermato la tesi del soffocamento, contestata dai difensori di Paroli, i quali lamentano l’assenza di ecchimosi e segni visibili sul viso della donna in corrispondenza della zona del presunto soffocamento.

Quello che l’istruttoria, fino a ora, ha restituito, è stato il quadro di un rapporto estremamente problematico dell’imputato con la madre che, come confermato anche da altre testimonianze, non pareva avere un carattere facile. Tra i due, nei giorni immediatamente precedenti la morte della donna, le tensioni erano salite parecchio, in un periodo, tra l’altro, in cui l’imputato attraversava un profondo stato di disagio personale. «Soffrivo molto la fine del matrimonio, quel fine settimana i miei due figli stavano da me, ma mia madre era intollerante e a quel punto i bambini mi hanno chiesto di tornare a casa loro perché la nonna era cattiva; per me fu una pugnalata al cuore, l’ennesima, un brutto colpo, mi sentivo un fallito, come uomo, come padre e anche come figlio». Ora le conclusioni del processo, previste alla data del primo luglio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA