Elezioni a Lecco, parola ai candidati: Filippo Boscagli

Filippo Boscagli, vent’anni in consiglio comunale alle spalle, una candidatura arrivata dopo settimane complicate nel centrodestra e una campagna elettorale costruita attorno a tre temi: viabilità, sicurezza e qualità della vita

Lecco

Filippo Boscagli, vent’anni in consiglio comunale alle spalle, una candidatura arrivata dopo settimane complicate nel centrodestra e una campagna elettorale costruita attorno a tre temi: viabilità, sicurezza e qualità della vita. Nell’intervista alle “Opere e i Giorni”, il candidato sindaco prova a presentarsi come il volto di una città più pragmatica e meno ideologica. In politica “pragmatico” ormai significa tutto e niente, un po’ come “innovativo” nei volantini delle fiere. Però almeno qualche proposta concreta la mette sul tavolo.

Boscagli, perché ha deciso di candidarsi sindaco di Lecco dopo quasi vent’anni in consiglio comunale?

«Porto con me vent’anni di esperienza, ma soprattutto porto la vita quotidiana di un lecchese normale. Sono cresciuto in una famiglia di metalmeccanici e insegnanti, faccio il pendolare verso Milano come migliaia di persone del territorio e vivo ogni giorno il mondo delle scuole, delle associazioni e dello sport. La mia candidatura nasce dall’idea di portare dentro il Comune tutti quei mondi lecchesi che spesso non vengono ascoltati abbastanza».

Il centrodestra però ha impiegato parecchio tempo per trovare una sintesi sul suo nome. È stato un limite?

«Direi di no. Certo, il centrodestra ha una grande tradizione nel partire litigando, siamo piuttosto coerenti su questo aspetto. Però poi siamo arrivati a una sintesi vera. In questi mesi abbiamo lavorato tanto sul programma e sul dialogo con le categorie, con le associazioni, con il territorio. Oggi c’è una squadra che sta lavorando insieme in maniera concreta».

Qual è il giudizio sull’amministrazione uscente?

«Il problema principale è stato il mancato ascolto della città. Troppo spesso cittadini e categorie economiche non sono stati coinvolti. In alcuni casi si è arrivati persino allo scontro con i residenti. Noi vogliamo cambiare metodo: non un Comune che decide tutto dall’alto, ma un’amministrazione che costruisce insieme ai lecchesi».

Quali sono le emergenze più sentite che raccoglie incontrando la città?

«Ovunque vada mi sento dire sempre le stesse tre cose: traffico, parcheggi e sicurezza. Il commercio lecchese soffre soprattutto per questo. Oggi la vivibilità della città è peggiorata e su questi temi l’amministrazione non ha dato risposte adeguate».

Lei critica molto il piano traffico dell’attuale giunta. Perché?

«Perché è stato pensato come se le auto dovessero sparire per decreto. Ma i lecchesi usano la macchina per necessità, non per divertimento. Lecco è una città verticale, complicata da attraversare. Chi accompagna i figli a scuola, chi lavora fuori città, chi deve assistere un anziano o un disabile ha bisogno dell’auto. Disegnare qualche bicicletta per terra non basta a rendere una città davvero ciclabile».

Quali sono le vostre proposte concrete?

«La prima cosa che farei è riaprire il Ponte Vecchio ventiquattr’ore su ventiquattro. Poi lavorare sul Ponte Kennedy e rivedere completamente il piano traffico e il piano parcheggi. Bisogna aumentare gli accessi alla 36 e migliorare i collegamenti ferroviari con Milano. E poi c’è il tema parcheggi: non si possono eliminare centinaia di posti auto senza offrire alternative. Le macchine esistono comunque, non evaporano per spirito ecologista».

Sul tema parcheggi insiste molto sul progetto del Serpentino.

«Sì, perché sarebbe una risposta importante per il centro città. Parliamo di circa 300-400 posti auto aggiuntivi. È una proposta che avevamo avanzato già da tempo e che oggi anche altri stanno riprendendo in considerazione».

La sicurezza è un altro punto centrale della vostra campagna.

«Perché è diventato un problema reale. Ci sono ragazze che girano con lo spray al peperoncino e commercianti che faticano a trovare personale disposto a lavorare la sera. Una situazione così non è accettabile per una città come Lecco».

Come si affronta questo problema?

«Con un doppio approccio. Da una parte servono più controlli, più vigili, più telecamere e una presenza più forte delle forze dell’ordine. Dall’altra però c’è un enorme problema educativo. Chi compie certi episodi spesso ha tredici o quattordici anni. Per questo proponiamo anche figure come gli educatori di strada e un grande investimento sul mondo giovanile».

Per lei il Bione rientra anche in questo discorso?

«Assolutamente sì. Il Bione non è solo un impianto sportivo. È un luogo educativo dove lavorano associazioni che svolgono un ruolo fondamentale nella crescita dei ragazzi. Lo stesso vale per le parrocchie, per la scuola, per tutto il mondo associativo. La grande sfida è costruire i lecchesi del futuro».

Ha parlato spesso anche del tema integrazione.

«Lecco storicamente ha saputo integrare attraverso il lavoro. Prima con l’immigrazione dal Sud Italia, poi con quella dall’Est Europa e dal Nord Africa. Oggi quel modello si è indebolito e bisogna ricostruire un senso di comunità. Il lavoro, la scuola e le associazioni devono tornare a essere strumenti di integrazione e crescita comune».

Perché un elettore dovrebbe scegliere Filippo Boscagli?

«Perché dopo sedici anni della stessa amministrazione è naturale e sano immaginare un’alternanza. Noi conosciamo Lecco, la viviamo ogni giorno e vogliamo riportare normalità nella vita quotidiana dei lecchesi».

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