Elezioni a Lecco, parola ai candidati: Giovanni Colombo

Giovanni Colombo lancia la sfida per Lecco: al centro lavori pubblici, mobilità e rilancio della città. Il candidato di Patto per il Nord propone parcheggi, una metropolitana leggera, il rilancio del Bione e un nuovo brand turistico per trasformare Lecco in una città «ambita, magnetica, efficiente, unita e innovativa».

Lecco

Giovanni Colombo lancia la sfida per Lecco: al centro lavori pubblici, mobilità e rilancio della città. Il candidato di Patto per il Nord propone parcheggi, una metropolitana leggera, il rilancio del Bione e un nuovo brand turistico per trasformare Lecco in una città «ambita, magnetica, efficiente, unita e innovativa».

Giovanni Colombo, partiamo dall’inizio: chi è e perché ha scelto di candidarsi sindaco?

«Sono lecchese da generazioni, ho alle spalle trent’anni di lavoro, soprattutto nel settore dei lavori pubblici. Ho fondato Patto per il Nord circa sette mesi fa e poi mi è stato chiesto di candidarmi. Ho deciso di farlo per mettere a disposizione esperienza e conoscenza della città. Non è una scelta personale di convenienza: sto bene a casa mia, ma credo sia giusto dare qualcosa alla mia città».

Il vostro programma si riassume in cinque parole: ambita, magnetica, efficiente, unita, innovativa. Non rischia di restare uno slogan?

«No, perché dietro ogni parola c’è un lavoro preciso. L’idea è semplice: la città deve essere vissuta come casa propria. Quando entri in casa la tieni in ordine, la curi. A Lecco dobbiamo fare lo stesso. Abbiamo costruito un programma concreto, diviso in aree, e lo racconteremo anche con un magazine che distribuiremo alle famiglie. Non faremo una campagna contro gli altri: amministrare è difficile e chi c’è stato ha fatto il suo, ma noi vogliamo cambiare passo».

Lei insiste molto sui lavori pubblici, ma negli ultimi anni i cantieri sono stati più fonte di disagi che di soluzioni.

«Il problema non sono i cantieri, ma come vengono gestiti. Le opere vanno fatte e completate. Le imprese italiane lavorano in tutto il mondo, non si capisce perché a Lecco sembri impossibile. Faccio un esempio: un ponte costato 35 milioni che serve poco alla città. Io la prima cosa che faccio è andare da ANAS e chiedere tempi certi per completarlo. Non possiamo permetterci opere a metà».

Mobilità e traffico restano nodi centrali. Quali sono le vostre proposte?

«Serve una visione complessiva. Partiamo dai parcheggi: con un piano 4.0 si possono realizzare 350 posti in Piazza Mazzini in circa 18 mesi, coinvolgendo i privati. Il progetto del Serpentino va sbloccato: è fermo da anni. Poi i collegamenti: una passerella tra Meridiane e centro per unire la città e una metropolitana leggera da Vercurago fino alle Caviate, sfruttando infrastrutture esistenti. Non sono idee campate per aria, sono progetti studiati».

Non teme che queste proposte siano difficili da realizzare?

«Sembrano difficili perché ci siamo abituati a non fare. In realtà sono fattibili, serve volontà politica e competenza. I soldi ci sono, anche attraverso collaborazioni pubblico-private».

Politicamente vi collocate fuori dal centrodestra unito. Come mai?

«Noi siamo più vicini al centrodestra, ma non vogliamo essere incasellati. La Lega ci ha messo un veto, ma noi dialoghiamo con tutti. Il punto è che quando ti candidi per la tua città non devi ragionare per schieramenti, ma per soluzioni. Io non cerco poltrone, cerco risultati».

Se dovesse convincere un elettore in pochi secondi, cosa direbbe?

«Che conosciamo la città e sappiamo come intervenire. Non solo cosa fare, ma come farlo. Ho esperienza, relazioni e la capacità di risolvere i problemi. Se qualcuno mi segnala una criticità, il giorno dopo sono già al lavoro».

Il Bione è un tema che si trascina da anni. Qual è la vostra idea?

«Va rifatto. Una piscina olimpionica da 50 metri e un centro moderno, autofinanziato con il coinvolgimento dei privati. Oggi il Bione non è all’altezza: i lecchesi vanno altrove. Non è accettabile per una città capoluogo».

Sicurezza: come intervenire?

«Serve fermezza e equilibrio. Tolleranza zero per chi delinque, ma attenzione per chi è in difficoltà. Dieci anni fa facevo le ronde in stazione, oggi vediamo cosa è diventata. La città va presidiata. Allo stesso tempo i servizi sociali funzionano e vanno rafforzati: dobbiamo aiutare chi ha bisogno, ma pretendere rispetto delle regole».

Turismo e identità: avete anche parlato di “Fiordo d’Italia”.

«È un’idea di brand. Lecco ha un potenziale enorme ma poco valorizzato. Dobbiamo attrarre turismo internazionale, parlare inglese, aprirci al mondo. Ho anche lavorato a un progetto di facoltà universitaria legata all’economia dei laghi: porterebbe studenti da tutta Europa e creerebbe sviluppo».

In chiusura, l’appello ai cittadini.

«Non chiedo un voto sulla fiducia. Invito a leggere il nostro programma e a valutarlo. Parliamo meno di destra e sinistra e più di Lecco. È una città straordinaria, ma va fatta crescere. Io ci metto impegno, competenza e presenza sul territorio. Poi saranno i cittadini a scegliere».

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