Elezioni a Lecco, parola ai candidati: Mauro Gattinoni

Il sindaco traccia un bilancio del mandato e rivendica il metodo del confronto con istituzioni, associazioni e cittadini.«Abbiamo lavorato con serietà, senza promettere scorciatoie, ma affrontando i problemi concreti della città».

Lecco

Il sindaco uscente che rivendica i cantieri, i numeri e una città “agganciata all’Europa”. Ma anche un candidato che prova a spostare il baricentro della campagna sul futuro di Lecco: casa, mobilità, turismo e identità. Mauro Gattinoni difende il lavoro fatto nei cinque anni di mandato e rilancia la sfida della ricandidatura. Dal tema sicurezza ai parcheggi, dal Bione al municipio, fino al rapporto complicato tra sviluppo turistico e qualità della vita dei residenti. Una conversazione che restituisce il profilo di un amministratore deciso a rivendicare continuità, ma consapevole che il prossimo mandato si giocherà soprattutto sulla capacità di governare la trasformazione della città.

Sindaco Gattinoni, sei anni alla guida della città, considerando anche il prolungamento del mandato. La ricandidatura era quasi inevitabile?

«Direi di sì. Nel 2020 avevo detto chiaramente ai lecchesi che mettevo a disposizione dieci anni della mia vita, due mandati, perché credo che tra i 43 e i 53 anni una persona abbia insieme esperienza, energia e capacità di costruire squadra. In questi cinque anni e mezzo abbiamo avviato tanti progetti, alcuni li abbiamo conclusi, altri stanno maturando. Sentivo il dovere e anche la voglia di proseguire questo percorso».

La vostra coalizione ha perso qualche pezzo, ma è rimasta sostanzialmente compatta. Non era scontato.

«No, non lo era. Però il nucleo della coalizione è rimasto saldo: Partito Democratico, Fattore Lecco, la sinistra e le componenti ambientaliste. Poi ci sono stati ricambi fisiologici, consiglieri che hanno deciso di fermarsi e nuove candidature che stanno portando entusiasmo e idee fresche. È il segno di un progetto che continua a essere vivo».

Qual è il risultato concreto che rivendica con maggiore orgoglio?

«La Piccola. Perché lì si vede davvero cosa significa rigenerare un luogo. Quando siamo arrivati era un’area degradata, con occupazioni abusive, fuochi accesi, insicurezza. Abbiamo fatto tre sgomberi. Oggi quello spazio è completamente cambiato. Rigenerare luoghi significa rigenerare relazioni sociali. E questo è forse il senso più profondo del nostro mandato».

Ma il prezzo pagato dai cittadini, in termini di cantieri e disagi, è stato alto.

«È vero, e lo riconosco. Però bisogna anche guardare la dimensione degli investimenti. Nel quinquennio precedente il Comune aveva investito circa 28 milioni di euro. Noi siamo arrivati a 102 milioni. È chiaro che una mole simile di lavori porta con sé inevitabilmente cantieri, traffico e pazienza richiesta ai cittadini. Però oggi molte opere stanno andando a conclusione e la città sta cambiando volto».

C’è chi sostiene che la vostra campagna elettorale sia troppo centrata sui numeri e sulla rendicontazione, meno sulla partecipazione e sull’entusiasmo che aveva caratterizzato Fattore Lecco nel 2020.

«Sono stili diversi. Da sindaco uscente ho il dovere di rendere conto di ciò che è stato fatto. I cittadini ci hanno affidato un mandato sulla base di promesse precise e credo sia corretto spiegare cosa abbiamo realizzato. Delle 31 promesse principali, 28 sono state mantenute. E in più abbiamo colto opportunità che nemmeno immaginavamo all’inizio del mandato».

Nel vostro programma il tema della casa sembra centrale. Perché?

«Perché oggi Lecco rischia di diventare una città espulsiva per i giovani. I prezzi stanno salendo troppo. Noi vogliamo introdurre incentivi per gli under 36 che scelgono di vivere in città e soprattutto recuperare il patrimonio pubblico inutilizzato. Ci sono quasi cento appartamenti comunali che negli anni non sono stati riqualificati. Intendiamo riprenderli in gestione e sistemarli progressivamente. Inoltre nel nuovo PGT abbiamo previsto quote obbligatorie di edilizia convenzionata nei nuovi interventi urbanistici. Se vogliamo che insegnanti, infermieri, forze dell’ordine o giovani coppie continuino a vivere a Lecco, dobbiamo intervenire adesso».

Dove sta andando Lecco nei prossimi anni?

«Sta cambiando posizione nel panorama nazionale e internazionale. Cresce il turismo, crescono gli investimenti privati, cresce l’interesse immobiliare. Lecco oggi è percepita come una città attrattiva. Ma questa crescita va governata. Io non penso a una città venduta ai turisti. Lecco deve restare prima di tutto dei lecchesi. Per questo servono equilibrio, regole e servizi adeguati».

Traffico, viabilità e parcheggi restano però i temi più sentiti dai cittadini. Avete sbagliato qualcosa?

«Sono problemi enormi che non si risolvono con una bacchetta magica. Il traffico sulla Statale 36 è passato da 75 mila a oltre 100 mila veicoli al giorno. Servono infrastrutture sovracomunali e decisioni che dipendono anche da Regione e Ministero. Noi abbiamo cercato di intervenire sul piano locale, ridisegnando alcuni assi viari e lavorando sul piano della sosta. Ma è evidente che senza una strategia più ampia il problema non si risolve».

Sul fronte dei progetti contestati, rifarebbe la scelta di puntare sull’ex Deutsche Bank come nuovo municipio?

«Sì, perché quella trattativa ha comunque sbloccato un processo di rigenerazione urbana importante. Quando sono emersi i numeri reali, abbiamo capito che per il Comune sarebbe stato economicamente insostenibile. Però oggi quell’area verrà trasformata con investimenti privati che porteranno un albergo e la riqualificazione delle piazze circostanti. Credo sia stato comunque un passaggio utile».

Un’ultima battuta sul Bione.

«Noi abbiamo già accantonato 11 milioni di euro. Chiunque vinca le elezioni troverà quelle risorse disponibili. Per noi il progetto deve andare avanti. La città ha bisogno di un centro sportivo moderno e sostenibile».

Perché i lecchesi dovrebbero confermarla?

«Perché credo che Lecco abbia imboccato una strada di crescita e trasformazione che non va interrotta. Una città che cresce, che protegge le persone fragili, che respira meglio grazie alla riqualificazione urbana e che sa valorizzare la propria bellezza come elemento identitario. La sfida del 2031 si gioca adesso».

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