Il viceprefetto Umberto Sorrentino saluta Sondrio dopo 12 anni di servizio

L’ex vice prefetto ripercorre gli anni trascorsi in Valtellina, tra Olimpiadi, gestione dell’immigrazione e l’esperienza come commissario nei piccoli Comuni.

Sondrio

«Sondrio ha la particolarità di essere relativamente piccola, per cui tutte le pratiche che vengono trattate non sono dei numeri, corrispondono a persone fisiche, in carne e ossa, con problematiche. Credo che questo sia il vantaggio di poter lavorare in una città un po’ più piccola. Dal punto di vista della tranquillità, inoltre, penso che Sondrio sia imbattibile perché, al di là di qualche piccolo episodio».

Lo afferma Umberto Sorrentino, per 12 anni e mezzo viceprefetto di Sondrio e che, dal 9 marzo scorso, è tornato, con la stessa qualifica, alla prefettura di Parma, dove, peraltro, aveva lavorato per 21 anni. Nato vicino a Napoli, ma cresciuto in Calabria, «diffusamente meridionale come origini e diffusamente settentrionale come lavoro», come dice egli stesso sorridendo, Sorrentino è stato assunto proprio a Sondrio nel lontano ‘91, dove «ho lavorato per due anni, intervallati da un corso a Roma, ero vice consigliere di prefettura all’epoca – racconta –. Sono seguiti 21 anni a Parma, 12 anni e mezzo a Sondrio ed ora, sono tornato a Parma per stare vicino alle mie due figlie che vivono qui. Inizialmente avevo pensato di restare in Valtellina per qualche anno, poi un po’ per le vicende d’ufficio, un po’ per quelle familiari e poi perché mi sono trovato molto bene in Valle, sono rimasto. Sono partito con dispiacere; avevo validi motivi per andare, ma anche validi motivi per restare». Sorrentino, nel suo saluto alla Valle, cita i colleghi, con cui si «era creata una seconda famiglia sostanzialmente, perché alla fine passiamo in ufficio tanto tempo, un terzo della nostra vita lo trascorriamo con i colleghi».

Dando uno sguardo agli impegni portati avanti in questi quasi tredici anni, il viceprefetto ne cita sicuramente tre: «Indubbiamente le Olimpiadi sono state dal punto di vista lavorativo le più toste; per fortuna è andato tutto bene. Anche il periodo del Covid è stato molto intenso e, pensando al passato, forse all’inizio, quando sono arrivato, tutta la vicenda immigratoria, con i numerosi sbarchi, ha richiesto un lavoro importante con i primi Cas, i centri di accoglienza straordinaria. Arrivare ad ospitare, in una piccola provincia come quella di Sondrio, fino a 500-600 persone e dover gestire tutto ciò che questo comportava, ha richiesto notevoli sforzi e organizzazione».

Sorrentino ricorda, però, anche le «belle esperienze» in alcuni piccoli Comuni: «Penso di aver fatto il commissario dei Comuni più piccoli d’Italia, come Spriana, un centinaio di abitanti – prosegue –. Sono stato commissario anche a Villa di Tirano, Mazzo di Valtellina, Bema e lo sono attualmente a Pedesina con i suoi 40 abitanti. Proseguirò l’incarico fino a maggio, per cui un paio di volte al mese tornerò a Sondrio per continuare il mio lavoro di commissario straordinario».

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