Politica / Lecco città
Martedì 29 Settembre 2026
“Lecco è di chi se ne prende cura”, in 300 alla camminata in risposta alla ronda
Quindici realtà tra associazioni, sindacati e forze politiche hanno partecipato alla manifestazione promossa dopo la “camminata per la sicurezza” di CasaPound e Remigrazione e riconquista. Il corteo ha attraversato il centro di Lecco per ribadire i valori di comunità, antifascismo e partecipazione
Lettura 1 min.Lecco
Trecento persone. Quindici realtà del territorio tra associazioni, sindacati e forze politiche. Sono questi i numeri della camminata “Lecco è di chi se ne prende cura”, organizzata martedì sera dalla società civile lecchese in risposta alla “camminata per la sicurezza” promossa dieci giorni fa per le strade del capoluogo dal comitato Remigrazione e riconquista e Casapound Italia.
«Lecco, la sua storia partigiana e i suoi cittadini non si meritano quella sceneggiata – ha sottolineato l’ex sindaco Mauro Gattinoni in rappresentanza della civica Fattore Lecco –. Vogliamo che tutti sappiano che Lecco ha una dignità, ha una coscienza, ha la schiena dritta. Lecco è una comunità che ha scritta la parola “cura” nel proprio dna».
Mentre Emanuele Manzoni di Alleanza Verdi Sinistra si è chiesto come possa Casapound «avere ancora agibilità politica in Italia», il dem Manuel Tropenscovino ha chiesto che la destra sulla sicurezza «cominci a dare risposte concrete», mentre Renata Zuffi di Ambientalmente ha sottolineato come i cittadini debbano «chiedere alla politica degli spazi dove la relazione e la comunità ci rendano più felici».
«Una città sicura per me non è una città in cui ci sono persone che al bisogno mi potrebbero difendere. Sentirsi al sicuro non significa solo non essere oggetto di un’aggressione. Significa poter essere sé stessi» ha ricordato Angela Maggi dell’associazione Renzo e Lucio in uno degli interventi più applauditi dalla folla. Dopo gli interventi in piazza Diaz il corteo si è incamminato verso largo Monte Nero e da lì lungo via Bovara verso il lungolago per poi risalire lungo via Cavour e ritornare sotto palazzo Bovara.
«Non ci servono le ronde. Ci serve una collettività coesa e un diritto che ci tuteli» ha evidenziato Grazia Brambilla, presidente di Telefono Donna Lecco mentre Daniela Cerrato dell’Unione donne ha ricordato come «la sicurezza è riconoscere che i diritti delle donne sono una parte fondamentale dei diritti umani» e «Lecco è una città antifascista e una città di pace».
Poco prima che il corteo partisse alcuni dei presenti, rivolti verso le finestre di palazzo Bovara, hanno iniziato a urlare «Boscagli dove sei?». Nessun membro dell’amministrazione ha partecipato all’iniziativa anche se lo stesso sindaco aveva condannato pubblicamente la ronda di dieci giorni fa all’inizio dell’ultimo consiglio comunale.
«La sicurezza non è solo logica punitiva. Creare sicurezza vuol dire intessere legami, creare un sistema di comunità in cui tutte le persone si rendono partecipi del bene comune. La condizione della sicurezza la esercitano le istituzioni deputate» ha aggiunto il segretario provinciale della Cgil Fabio Gerosa. Un concetto ribadito anche dal segretario provinciale della Cisl Annalisa Caron, la quale ha precisato come «le misure repressive e i decreti penali non sono sufficienti a garantire la sicurezza».
Angelo De Battista dell’Anpi e Davide Ronzoni di Arci Lecco, infine, hanno ricordato rispettivamente la necessità di «ripartire dai principi della Costituzione» e «pensare politiche sociali totalmente diverse» per la sicurezza.
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