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Martedì 18 Agosto 2026
Lega, chi sta con Salvini e chi con Fontana
Il segretario provinciale di Lecco della Lega Daniele Butti definisce inopportune le uscite del Governatore lombardo: «Le tensioni interne vanno gestite nel movimento»
Lettura 3 min.Lecco
«Le esternazioni di Attilio Fontana sono state fuori luogo e inopportune». Daniele Butti, segretario provinciale della Lega, non usa giri di parole per commentare l’intervista rilasciata da Attilio Fontana al Corriere della Sera e pubblicata lunedì. Nell’intervista il presidente di Regione Lombardia afferma tra l’altro che nella Lega “c’è malessere” e sostiene che “nessuna soluzione va esclusa a priori”, nemmeno un passo indietro del segretario federale Matteo Salvini.
«Voglio bene ad Attilio Fontana e lo considero un grande presidente – osserva Butti – ma queste questioni vanno affrontate all’interno del movimento. È in corso una riflessione su quello che dovrà essere il percorso politico della Lega. Siamo un movimento di sindaci, di militanza e abbiamo sempre pensato al territorio tanto è vero che stiamo realizzando l’autonomia. Siamo anche diventati un partito nazionale e non per scelta di una sola persona. Non siamo cambiati radicalmente dalla sera alla mattina. L’analisi sui problemi va fatta all’interno del partito altrimenti i nostri elettori potrebbero non capire. Matteo Salvini è stato eletto segretario un anno fa, ho fiducia in lui e sono certo che pensa al bene del movimento. Pontida? Mi aspetto una grande partecipazione anche dalla provincia di Lecco come tutti gli anni».
Nessun commento alle parole del presidente Fontana dal sottosegretario regionale Mauro Piazza. «Matteo Salvini non era dio quando eravamo al 30% e non è un cretino adesso quando siamo al 5% – commenta Daniele Nava, già sottosegretario in Regione con Roberto Maroni – Se vogliamo trovare il capro espiatorio troviamolo ma io ripartirei dai temi più che da una persona. Momenti di confronto sono normali ma preferisco che le discussioni vengano fatte in forma riservata all’interno del partito invece che sui giornali. Ci possono essere visioni diverse, si può litigare ma poi bisogna ritrovare l’unità d’intenti. Servono prese di posizioni forti per dare risposte a lavoratori e imprenditori che guardano con preoccupazione a uno scenario internazionale che non migliora. È indubbio che negli ultimi anni c’è stata una perdita di smalto sui temi del federalismo e dell’autonomia del nord ma più che alla linea di Salvini attribuisco questa dinamica alle resistenze ataviche presenti a destra e sinistra verso riforme di carattere federalista e a un centralismo romano difficile da scalfire».
Secondo Emanuele Mauri, segretario del circolo leghista del capoluogo, «parlare di evoluzione dei modelli organizzativi può essere utile ma questo non deve mettere in discussione la leadership» anche perché «non ci troviamo in una fase congressuale» e la Lega «ha ottenuto risultati storici sull’autonomia». «Pontida? È una festa che appartiene al popolo della Lega e non potrà mai essere terreno di scontri. Sarà un momento in cui si potranno ascoltare i territori» aggiunge Mauri.
Anche l’ex sindaco di Lecco ed ex senatrice Antonella Faggi si augura un confronto «meno gossiparo». «Ho grande rispetto per il presidente Fontana – evidenzia Faggi – ma ritengo sia necessario discutere nelle sedi opportune e non sui giornali. Matteo Salvini è stato eletto segretario un anno fa e mi sembra molto attento alle istanze del territorio, come dimostra anche il quarto ponte. Bisogna portare rispetto al segretario, una leadership non può essere messa in discussione così pubblicamente».
«Credo sia opportuno un confronto chiaro, aperto e sereno all’interno di un congresso federale per tracciare una linea». È Giovanni Pasquini a dare forma a quel “malessere” tra i militanti leghisti segnalato dal presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana nell’intervista al Corriere della Sera.
Un malessere che, stando a quanto afferma l’ex consigliere provinciale, è presente anche nel lecchese. «Credo che quando parla una persona come Attilio Fontana – spiega Pasquini – sia necessario prestare ascolto e attenzione. Oggi i militanti fanno fatica a comprendere quali linee politiche stia seguendo la Lega. Ci si chiede come è possibile che la Lega a Lecco e in Brianza viaggi tra il 10 e il 12% mentre in Calabria le percentuali siano più alte. Da un confronto in un congresso federale può uscire di tutto: nuove idee ma anche nuove persone. Nel 2027 ci attendono sfide di grande rilievo come le elezioni politiche e credo che a Matteo Salvini interessi troppo il bene del movimento per escludere la possibilità di confrontarsi».
Tra i primi a commentare le parole di Fontana c’è stato anche Roberto Castelli, ex ministro della giustizia ed ora leader di Partito popolare del nord, il quale ha festeggiato il fatto che un esponente di peso della Lega abbia trovato il coraggio di “mettere in discussione la politica romano-centrica del Partito” ed uscire allo scoperto “interpretando il sentimento dei militanti e di tutti i leghisti”.
«Sono stato al funerale di Umberto Bossi – conclude Pasquini –. Le sue parole riecheggiano tutti i giorni nella nostra testa: dobbiamo tornare a ripercorrere le strade già percorse. Un’ampia fetta dell’elettorato al nord non si sente rappresentata e ha messo in freezer il proprio voto. C’è una forte domanda di autonomia. Dobbiamo tornare a riempire quel vuoto e a dare risposte. Questo non significa rinnegare il progetto del partito nazionale, che però nei fatti sembra aver attenuato certe battaglie fondamentali. Se cresce il nord cresce tutto il paese».
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