Smart working: Lecco cresce, Sondrio resta ultima in Lombardia
Il rapporto Uil Lombardia evidenzia il divario tra le due province: nel Lecchese lavora da remoto il 14,6% degli occupati, quasi il doppio rispetto all’8,1% della Valtellina, fanalino di coda regionale nonostante la crescita dell’ultimo anno
Lettura 2 min.Lecco e Sondrio
Smart working sempre più consolidato in Lombardia, restano però importanti differenze territoriali con Sondrio fanalino di coda. Se, infatti, a livello regionale nel 2024 il lavoro da casa ha interessato il 19,1% degli occupati - quasi cinque punti sopra la media nazionale del 14,3% - la Valtellina si ferma all’8,1%, il dato più basso dell’intera regione. A dirlo è l’ultimo rapporto Uil Lombardia, elaborato sui dati Istat 2023-2024, che conferma come lo smart working, dopo l’esplosione durante la pandemia, sia ormai diventato una realtà per una platea sempre più ampia di lavoratori.
In termini assoluti, in Lombardia sono quasi 891mila gli occupati che nel 2024 hanno lavorato da casa almeno una parte del tempo, mentre sono 6.325 quelli della provincia di Sondrio. Una quota che vale meno della metà della media lombarda e oltre venti punti sotto la Città metropolitana di Milano, dove il lavoro agile raggiunge il 29,5% degli occupati. Il confronto con le altre province mostra il “ritardo “valtellinese. Dopo Milano (29,5%) e Monza e Brianza (21,8%), seguono Varese (15,9%), Lodi (15,7%), Pavia (15,4%), Lecco (14,6%) e Como (14,2%). Anche Bergamo (12,5%), Cremona (10,4%), Brescia (10,2%) e Mantova (8,9%) si collocano sopra Sondrio con il suo 8,1%. Il dato, però secondo la Uil deve essere letto con attenzione.
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