Vino e turismo, la nuova sfida della Valtellina passa dall’intelligenza artificiale

Dal convegno “Il vino che accoglie” di Chiuro emerge la necessità di rafforzare la presenza digitale delle cantine per intercettare i nuovi turisti. Dalla promozione online ai dati, fino all’AI: «Non è più possibile aspettare, la digitalizzazione è un obbligo»

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Sondrio

La Valtellina ha il vino, il paesaggio, la gastronomia e un patrimonio di esperienze che il turista cerca sempre di più. Quello che ancora manca, almeno in parte, è la capacità di farsi trovare quando quel turista decide dove andare.

È qui che si gioca la nuova sfida dell’enoturismo: entrare nei percorsi digitali che guidano le scelte, fino all’intelligenza artificiale. Se, infatti, fino a ieri il turista cercava una cantina su Google, oggi lo chiede sempre più spesso all’AI. E la cantina che non viene intercettata rischia di non esistere per quel potenziale visitatore.

È uno dei messaggi emersi lunedì sera a Chiuro dal convegno “Il vino che accoglie”, inserito nel programma culturale del Grappolo d’oro. Un confronto sulle opportunità ancora aperte per vino e turismo valtellinese. A coordinare l’incontro Lucia Simonelli. Al tavolo Roberta Garibaldi, professoressa all’Università di Bergamo e presidente dell’Associazione italiana turismo enogastronomico, Francesco Magro, ceo e fondatore di Winelivery e Normo.ai, Mattia Pedroncelli, ceo e fondatore di XR Solution, Alessandro Negrini, chef de “Il luogo di Aimo e Nadia”, e, in collegamento, Roberto Mazzei, capo servizio Innovazione di Coldiretti.

A fare gli onori di casa il sindaco Tiziano Maffezzini: «La Valtellina sa bene quanto valga il vino quale vetrina di promozione territoriale e come questo sia stato un motore di sviluppo anche durante le recenti Olimpiadi – ha detto -. Proprio da quel percorso vogliamo proseguire per capire cosa possiamo fare per migliorare l’ospitalità anche in tema enologico e gastronomico».

Garibaldi ha quindi messo in evidenza alcune criticità. «I dati delle ultime ricerche sull’enoturista e sulle imprese vitivinicole ci dicono che a livello nazionale si può lavorare su più ambiti». A partire dalla digitalizzazione - «soprattutto alla luce del cambiamento introdotto dall’intelligenza artificiale nel processo di acquisto» - e dalla stagionalità: «L’autunno ha un numero di presenze più basso nonostante sia un periodo meraviglioso, con il foliage e la vendemmia».

Anche i turisti stranieri sono un’opportunità: anche nelle aziende vitivinicole più importanti rappresentano mediamente il 30%, contro il 40% di altri Paesi. Ci sono inoltre cantine chiuse nel fine settimana, proprio quando il potenziale visitatore ha maggiore disponibilità di tempo.

«Bisogna innovare la comunicazione per accogliere più enoturisti – ha sottolineato Garibaldi -. Solo il 17% delle cantine, ad esempio, è presente su YouTube».

Non si tratta di mettere da parte la tradizione, ma di utilizzare strumenti nuovi per renderla più accessibile. «Attraverso l’AI trovi le informazioni che vuoi – ha ricordato -. Sta a noi dare tutte le informazioni necessarie in modo che il turista trovi le cantine». Anche le prenotazioni offrono margini: circa un terzo delle esperienze viene acquistato attraverso i siti dedicati, ma solo una cantina su quattro è presente sui portali. La presenza online può inoltre favorire le vendite dirette, mentre restano poche le recensioni raccolte dalle cantine.

La seconda partita è quella dei dati. Magro e Pedroncelli hanno sottolineato che in Valtellina le informazioni ci sono, ma sono spesso frammentate tra sistemi, siti e software che non dialogano e non vengono analizzate a sufficienza. «I dati sono sacri», il concetto ribadito. «Si stanno facendo dei passi avanti anche a livello di destinazione - ha spiegato Pedroncelli -. Arriveranno progetti e sistemi di supporto per interagire meglio con i dati». Un passaggio particolarmente importante per le piccole aziende vitivinicole, che difficilmente possono dotarsi internamente di tutte le competenze necessarie. Da qui l’idea di sviluppare competenze condivise a livello territoriale.

Sul tema Mazzei ha richiamato la necessità di una maggiore alfabetizzazione digitale delle imprese agricole. «Le aziende devono fare di più nella digitalizzazione. Non è più possibile aspettare. Il cambiamento è un obbligo».

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