Piateda, due mucche trascinate nella diga di Scais dal torrente in piena

La furia del maltempo in Val Caronno ha travolto sette capi dell’allevatore Stefano Buglio. Due animali sono finiti nell’invaso tra fango e detriti, in attesa delle operazioni di recupero

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Piateda

«Dal 20 agosto la devastazione generata dall’intensa pioggia lascia sgomenti. Da quel che resta del Porola fino all’invaso le ferite sono profonde. Anche al cuore».

Così scrivono sulla loro pagina Facebook gli alpini di Piateda in accompagnamento ad una serie di foto emblematiche scattate da Marino Amonini, che danno conto degli effetti della pioggia battente di giovedì scorso e probabilmente anche del distacco della parte terminale del ghiacciaio del Porola, situato a 2981 metri poco sotto l’omonimo pizzo, nelle Orobie valtellinesi, territorio di Piateda.

Come accaduto nella non lontana Val Armisa di Ponte in Valtellina, dove pure l’invaso Edison è tracimato invadendo il territorio di Forni con le sue baite e i suoi caselli mentre il torrente ha spazzato via tratti della strada agro silvo pastorale che conduce in quota, anche il bacino artificiale di Scais è zeppo di fango, tronchi d’albero, detriti, e persino due mucche vi sono finite dentro.

Si sono diroccate a ridosso di un torrentello ingrossatosi della zona e la furia degli elementi ha fatto sì che venissero trascinate a valle finendo nella diga. Da dove si vede spuntare il loro dorso, e da dove, in un modo o in un altro, andranno recuperate anche se sul punto è atteso il pronunciamento dell’Ats della Montagna.

Sono animali di Stefano Buglio, allevatore con azienda agricola ad Albosaggia, che trascorrono l’estate in Val Caronno, sopra il bacino di Scais. Una stagione fortemente siccitosa, con due mesi pieni senz’acqua, poi, improvvisamente, il diluvio universale con fortissimo impatto proprio sulle Orobie, anche valtellinesi.

Sette in tutto i capi di bestiame persi da Stefano Buglio, due vitelli, tre manze e due vacche, di cui cinque diroccate sul versante e due finite nella diga.

Sicuramente una grossa perdita «conseguenza – ricorda ancora una volta Gianmario Tramanzoli, vicedirettore di Aral, l’Associazione regionale degli allevatori -, della politica miope rispetto alle tematiche della gestione dei territori in alta quota. Non si vuole capire l’importanza della manutenzione garantita da chi vive gli alpeggi, siano allevatori di professione o hobbysti e degli effetti, invece, dell’abbandono della montagna. Si vuole favorire il ritorno di specie animali come lupi ed orsi senza valutare attentamente le conseguenze per il territorio, una volta abbandonato dagli allevatori. È vero che sono consapevoli, vivendo sotto il cielo e le stelle, di dover anche subire gli effetti della natura, ma non ci si può esimere dal contenerli il più possibile. Cosa che, invece, non si fa».

Impossibile entrare in contatto con l’allevatore, impegnato con i suoi animali in quota, e con l’amministrazione comunale di Piateda, pur informata dell’accaduto.

«Passare da Scais marcoledì è stato davvero pesante – assicura Marino Amonini, l’autore delle fotografie che pubblichiamo -, un colpo al cuore, veramente. Alzare poi lo sguardo verso il Porola e vederlo quasi completamente svestito del suo ghiacciaio, ancor più».

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