Boom di turisti sul Lario, ma i borghi restano vuoti
Il caso Il sindaco di Varenna lancia l’allarme sul futuro dei centri lacustri. Fuga dei giovani e impossibilità, per i Comuni, di garantire i servizi essenziali
Lettura 2 min.Varenna
I primi weekend primaverili hanno segnato, ancora una volta, l’avvio di una stagione turistica che si annuncia intensa lungo tutto il Lario. Le immagini che accompagnano l’innalzamento delle temperature sono già note: rive prese d’assalto, code infinite lungo la ss36, parcheggi saturi, motorini e navette che si muovono senza sosta tra un borgo e l’altro.
«Luoghi attrattivi ma sempre meno vissuti Borghi vuoti solo da cartolina»
Flussi turistici sostenuti che confermano, in modo drammatico, una dinamica ormai strutturale: il progressivo calo della popolazione residente dei piccoli borghi, da Varenna e Bellagio fino a Perledo, Mandello, Malgrate, con una riduzione drastica delle classi, dalla materna alla primaria, come già avviene a Bellano, Dervio e Lierna.
La testimonianza
«Non si tratta di una tendenza episodica. Il calo è costante e sembra irreversibile», ne è testimone Mauro Manzoni, sindaco di Varenna, località tra le più colpite dal fenomeno. «La causa principale è un mercato immobiliare completamente orientato all’uso turistico: l’affitto breve è più redditizio e rende di fatto impossibile trovare abitazioni a canoni accessibili per chi vorrebbe vivere qui tutto l’anno. Giovani che hanno da sempre abitato qui con la famiglia vorrebbero ora vorrebbero affrancarsi dal nucleo d’origine e trovare una dimora propria: operazione resa impossibile dalla mancanza di case sul mercato».
Negli ultimi anni, la crescita degli affitti brevi ha progressivamente sottratto immobili alla residenzialità stabile, contribuendo ad alzare i prezzi e a precludere ai giovani l’accesso alla casa. Una trasformazione che incide direttamente sulla composizione sociale dei paesi. «Non esiste un’offerta di affitto a lungo termine sostenibile per una giovane coppia», prosegue Manzoni. «E quando se ne vanno dai nostri piccoli borghi, quasi mai tornano».
Il fenomeno non guarda solo ai numeri, ma si scontra con la tenuta stessa della comunità. Meno residenti significa impossibilità, per le amministrazioni, di garantire servizi e progettualità. «Gli abitanti in caduta libera significano meno scuole, meno negozi di prossimità, servizi sempre più difficili da mantenere», sottolinea il sindaco. Una dinamica circolare che rischia di consolidarsi: la mancanza di opportunità e strutture rendono il territorio meno attrattivo per chi vorrebbe restare, alimentando ulteriormente lo spopolamento.
Aspetti che non riguardano il turista, che continua ad arrivare, sostenuto da un’offerta ricettiva in espansione lungo tutto il ramo lecchese, che incide con una pressione costante sui piccoli borghi urbanisticamente compressi. «Varenna è pensata per qualche centinaio di residenti, non per decine di migliaia di turisti», osserva Manzoni. «Oggi la stagione dura gran parte dell’anno e incide su viabilità, rifiuti, trasporti».
Viene allora naturale chiedersi se sia possibile riequilibrare il rapporto tra attrattività e residenzialità, e soprattutto, con quali strumenti. Alcune esperienze, anche in altri piccoli contesti ad alta pressione turistica, indicano possibili soluzioni: limiti agli affitti brevi, registri e contingentamenti delle licenze, fiscalità differenziata che favorisca il lungo termine, incentivi per chi mette a disposizione immobili per residenti. Strumenti che puntano a riportare sul mercato abitativo una quota di alloggi oggi destinati esclusivamente al turismo.
Le difficoltà
Ma nei piccoli borghi del lago la questione si complica. «Le competenze dei Comuni sono molto limitate», aggiunge Manzoni evidenziando la necessità di una regia normativa sovracomunale, in grado di riconoscere la specificità di territori che, pur avendo poche centinaia di abitanti, sono sottoposti a flussi turistici comparabili a quelli delle grandi città. La partita, quindi, si gioca su più livelli. Da un lato le politiche locali, dall’altro le scelte regionali e nazionali, fino agli strumenti europei che già in altri contesti hanno sostenuto la tutela della demografia e dell’identità territoriale.
Resta una questione di fondo, che riguarda il modello di sviluppo. Ci si interroga se il turismo possa continuare a crescere senza svuotare le comunità privandole della loro fisionomia.
«Il turismo è una risorsa formidabile, ma non può diventare l’unica vocazione del nostro territorio», osserva Manzoni. «Perché il rischio, ormai certo, è quello di avere luoghi sempre più attrattivi, ma sempre meno vissuti. Un borgo senza comunità è solo una cartolina. Dobbiamo riuscire a mantenere un equilibrio tra economia e residenza, prima che questa equazione si rompa definitivamente, a discapito dei bellissimi luoghi che circondano il nostro lago».
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