Maxi-ammanco in un’azienda lecchese, tre ex dipendenti condannati a restituire 660mila euro

Secondo il tribunale avrebbero incassato per anni bonifici e compensi non dovuti, mascherati da premi e indennità. La sentenza del giudice del lavoro accoglie il ricorso della società: accertate condotte ritenute gravemente illecite

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Lecco

Lo stipendio, o almeno una generosa integrazione, se lo versavano direttamente loro, tre dipendenti di una società lecchese ora condannati dal tribunale civile una cifra complessiva pari addirittura a circa 660mila euro, corrispondente a compensi indebitamente percepiti tra gli anni 2015 e 2024. La recente decisione del giudice del lavoro di corso Promessi Sposi Federica Trovò parte dal ricorso depositato il 24 ottobre 2025 dalla società in questione, nel quale si citavano in giudizio tre ex dipendenti (un uomo di 69 anni e due donne di 51 e 65), accusati di «illecite sottrazioni di denaro della società, realizzate tramite molteplici bonifici, che sono stati effettuati dal conto aziendale in loro favore e che sono risultati essere privi di causa».

Calcolando la differenza tra l’importo delle buste paga e l’importo complessivo dei bonifici effettuati a ciascuno dei tre, la promotrice della causa ha chiesto la restituzione della somma di oltre 420mila euro (oltre a 12mila accreditati come bonus personale senza autorizzazione aziendale) euro a uno degli ex lavoratori per bonifici ricevuti nell’arco di nove anni, e oltre 130mila euro ciascuno agli altri due (tra cui una donna) percepiti uno tra il 2015 e il 24 e l’altro in soli 4 anni tra il 2015 e il 2019. L’azienda ha sostenuto di non avere trovato negli archivi aziendali «le copie clienti delle contabili dei prelevamenti dei contanti per il periodo dal 2015 al 2024, e di averne recuperate alcune -solo dopo apposita richiesta alla banca- sulle quali ha appurato essere state apposte firme contraffatte della legale rappresentante della società».

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