Morbegno, allarme per le minacce nelle chat: scuole sorvegliate, nessuna manifestazione

Massiccio dispiegamento delle forze dell’ordine dopo i messaggi che annunciavano violenze e saccheggi. Non si sono registrati disordini, ma alcuni studenti sono rimasti a casa e il Vanoni Tour è stato annullato. Il sindaco apre al dialogo con i ragazzi.

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Morbegno

Alla fine, a Morbegno, non si è verificata alcuna manifestazione e non si sono registrati disordini. Eppure, il clima nella cittadina del Bitto è stato tutt’altro che ordinario. Fin dalle prime ore del mattino, le forze dell’ordine hanno intensificato la presenza nei punti più sensibili, in particolare nei pressi degli istituti scolastici (fra l’altro ieri piazza Sant’Antonio, sede di due istituti, era interessata dagli ultimi lavori di sgombero della Mostra del Bitto, mentre nell’area dell’istituto Romegialli erano in corse le opere sull’adiacente palazzetto dello sport), supermercati e della stazione ferroviaria. I controlli sono scattati dopo i messaggi circolati nelle chat studentesche e dei genitori già dalla sera precedente che invitavano a ritrovarsi fra martedì e mercoledì (ieri e oggi) in città con propositi violenti: danneggiare, saccheggiare, commettere violenze sessuali.

Un’ondata di messaggi e una catena di disinformazione su piattaforme social che, dopo gli scontri durante le manifestazioni studentesche contro il caro vita, sono rimbalzati anche in Valtellina scatenando apprensione. Così chi si è trovato a passare per il centro morbegnese ieri ha inevitabilmente notato il dispiegamento di personale e mezzi: in strada erano presenti Polizia locale, Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di finanza e Vigili del fuoco. L’allerta, insomma, è stata presa precauzionalmente sul serio, anche se durante la giornata non si è concretizzato nulla di quanto temuto. Le comunicazioni circolate nelle chat hanno alimentato timori e interrogativi, spingendo molti genitori a interrogarsi sull’opportunità di mandare i figli a scuola. In diversi casi la decisione è stata quella di lasciarli a casa, soprattutto tra gli studenti delle superiori.

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