Cronaca / Tirano e Alta valle
Mercoledì 01 Aprile 2026
Aprica, il figlio accusato: «Non ho ucciso i miei genitori, tragedia immane»
Antonio Monticelli rompe il silenzio prima del processo per occultamento di cadavere e abbandono di incapace. Afferma di essere sereno e fiducioso nell’esito del dibattimento
Aprica
«La mia tragedia più grande è stata sicuramente quella di avere perso, in soltanto venti giorni, i miei genitori a cui ero molto legato e volevo bene. In fondo, al di là di quello che sarà l’esito del processo, io ho già avuto una pesante condanna, come ho riferito all’avvocato Manuela Mauro che mi ripete di stare tranquillo. Non ho più i miei cari, con i quali convivevo, ai quali non ho fatto nulla di male, come sono certo emergerà dal dibattimento che mi appresto ad affrontare con animo sereno e fiducioso, convinto in cuor mio di essere a posto con la mia coscienza».
Antonio Monticelli , 61 anni, originario di Verona e da qualche anno con residenza a Sondrio, l’altra mattina in attesa dell’inizio del processo in Corte d’Assise, per la morte degli anziani genitori avvenuta in Valtellina tra la fine di marzo e la prima decade di aprile del 2024, accetta di parlare volentieri, per la prima volta, con un cronista, forse anche per liberarsi di un peso che lo tormenta da quei giorni, quando tutti e tre si trovavano nell’appartamento di loro proprietà in una bella palazzina ad Aprica.
© RIPRODUZIONE RISERVATA