Cronaca / Tirano e Alta valle
Sabato 01 Agosto 2026
Valdidentro ricorda don Mazzi: quarant’anni di accoglienza tra Molina e Arnoga
Il fondatore di Exodus, scomparso a 96 anni, ha lasciato un segno profondo anche in Alta Valle con le comunità educative aperte. Il ricordo delle istituzioni e dei tanti giovani aiutati nel percorso di rinascita e riscatto
Lettura 1 min.Valdidentro
Una “doppia” casa, in Valdidentro, per don Antonio Mazzi. Tra le numerose comunità aperte negli anni dal carismatico sacerdote spentosi venerdì pomeriggio all’età di 96 anni, in Alta Valle diversi i ricordi legati alle strutture di Molina e di Arnoga, entrambe località di Valdidentro che, per anni, hanno visto impegnata la fondazione “Exodus” e il suo instancabile fondatore. Esattamente quarant’anni fa, nel 1986, sorse la prima comunità residenziale in zona Bagni Nuovi, a pochi passi dal Grand Hotel Bagni Nuovi alla quale, successivamente, si aggiunse la casa ubicata ad Arnoga, all’imbocco della Val Viola, allora denominata baita “Tremenda”, ora divenuta baita “Viola”, immobile ancor oggi adibito a scopi sociali.
E, tra i cittadini e le istituzioni di allora – in Valdidentro importante il legame con l’allora sindaco Ezio Trabucchi – in tanti, ieri, lo hanno ricordato postando una foto scattata insieme a questo “piccolo” ma grande uomo all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio, nelle vicinanze delle due strutture di Valdidentro o a Livigno, altro territorio a lui caro, dove forte fu l’amicizia con la famiglia Rocca della ski area del Mottolino. «Proprio da sindaco – ha ricordato Ezamente Trabucchi – ho avuto modo di conoscere don Mazzi e di collaborare con lui nei suoi progetti di contrasto al disagio giovanile e alla tossicodipendenza. Don Mazzi si definiva un “pazzo di Dio” (per descrivere la sua fede profonda e libera) e “prete dei ragazzi cattivi”. Egli aveva anche una posizione spesso critica ed anticonformista verso l’istituzione ecclesiastica, denunciando l’eccessivo burocratismo e l’allontanamento della Chiesa dai problemi reali della gente. Insomma un uomo e un prete dalla “schiena dritta” che ha fatto certamente tanto bene a migliaia di giovani». E sono proprio i “suoi” giovani, quelli ai quali ha dato una seconda opportunità, che hanno testimoniato la loro gratitudine verso un uomo che ha dedicato l’intera vita all’accoglienza e all’educazione.
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