Caso Taurino, la voce dei dipendenti: «Non pagava quasi mai»

I lavoratori della Work safety: «Dovevamo rispondere ai fornitori che non ricevevano il denaro per la merce. Una situazione imbarazzante»

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Sondrio

«Spesso ricevevamo lamentele per mancati pagamenti di merce da noi ricevuta. Non solo giungevano mail o telefonate di solleciti, ma talvolta i diretti interessati si presentavano in ufficio. In alcuni casi giungevano pure dall’estero. Per noi dipendenti era una situazione davvero imbarazzante. Non sapevamo più cosa rispondere».

E’ un passaggio della deposizione della teste Valentina Merizzi di Ponte in Valtellina, dipendente della ditta Work Safety Spa dal 2021 al 2024. In Tribunale a Sondrio, nel fine settimana, si è tenuta la seconda udienza del processo all’imprenditore Arturo Andrea Vito Taurino Rodio, classe 1973, residente in città, imputato di una presunta truffa internazionale, relativa alla fornitura di una maxi-commessa di mascherine e tamponi anti Covid.

L’inchiesta è stata condotta dal procuratore di Sondrio, Piero Basilone, con indagini della Guardia di Finanza del Comando provinciale. In qualità di amministratore unico della società Work Safety Spa, con sede legale a Morbegno, l’imputato con diversi raggiri si sarebbe procurato l’ingiusto profitto consistito nell’acquisizione di materiale sanitario (384mila test Covid Corona), per un valore commerciale pari a 344mila euro in danno della King Line Gmbh, di Rottebach (Germania), rappresentata dall’amministratore Noel Heuschkel e assistita dall’avvocato Irene Schiefer di Bolzano.

L’imprenditore, difeso dal penalista Francesco Romualdi di Sondrio, contatta al telefono, tramite un intermediario di Stoccarda, su una piattaforma internet, la società King Line la quale pubblicizza sulla piattaforma i propri prodotti. «Aiutavo nella sorveglianza sanitaria e collaboravo nella contabilità a livello consultativo - ha aggiunto la testimone - ma a livello dispositivo provvedeva unicamente il titolare. Alcune persone che protestavano per non essere state pagate parlavano in inglese con me, negli uffici di via Trieste e via Fiume, ma spiegavo che ero una semplice impiegata, promettevo che avrei informato il mio datore di lavoro, talvolta provavo a mandargli messaggi al telefono per dirgli dei reclami, di queste visite, ma non si presentava in ufficio quando erano in corso. Non sapevo più cosa rispondere a fronte di chi voleva i soldi per le spedizioni effettuate. Arrivarono anche degli incaricati di una ditta tedesca a domandare la stessa cosa». Davanti alla Corte e al pm Caterina Busellu ha raccontato cosa succedeva anche un’altra ex dipendente. «Ho lavorato lì dal 2020 al 2022 - ha spiegato la teste Cristina Mancuso di Montagna di Valtellina - come impiegata amministrativa. Non mi occupavo di fare gli ordini: a quelli pensava soltanto Taurino. Sentivo di quelle ripetute discussioni interne per i mancati pagamenti. Sono stata, a un certo punto, demansionata e mandata in magazzino a Castione, come ho già spiegato alla Guardia di Finanza quando sono stata ascoltata due volte in caserma. E, non appena c’è stata la possibilità, me ne sono andata».

Alcuni testimoni non si sono presentati e sono state assunte dal Tribunale alcune decisioni. Ad esempio per Cinzia Barilotti, moglie dell’imputato, con l’accordo delle parti, si è pensato di acquisire il verbale con le sue dichiarazioni a sit (sommarie informazioni testimoniali) rese nella caserma GdF il 20 agosto 2024, mentre per Massimiliano Scimè il giudice ha disposto «l’accompagnamento coatto in aula alla prossima udienza e la condanna al pagamento di 200 euro a favore della Cassa delle ammende» e, infine, per altri testi assenti di provvedere alla ricitazione, ma stavolta tramite polizia giudiziaria, stante la mancata notifica. L’imprenditore tedesco raggirato sarà sentito in audiovideo collegamento da una caserma di Bolzano alla prossima udienza.

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