Cronaca / Morbegno e bassa valle
Martedì 22 Settembre 2026
Gerola, Sagra del Bitto da record ma l’allarme dei pastori: «Senza alpeggi il formaggio scompare»
Oltre duemila visitatori per la festa, mentre siccità e predazioni mettono in difficoltà gli allevatori. Il Comune convoca un incontro pubblico: «Serve una soluzione per salvaguardare alpeggi e filiera».
Lettura 2 min.Gerola
La festa degli alpeggi e dei suoi pastori a Gerola si chiama Sagra del Bitto, che in questa edizione record ha richiamato oltre duemila visitatori. È stata la festa della produzione casearia e del re dei formaggi valtellinesi, il Bitto. Gli alpeggi della vallata stanno però vivendo un momento difficile: non solo una stagione caratterizzata dalla siccità, ma anche dal problema dei grandi predatori. Per questo alpeggiatori e istituzioni chiedono un confronto per cercare una soluzione che salvaguardi un prodotto storico dell’economia locale. Un allarme che punta i riflettori sulla sopravvivenza stessa del comparto montano.«La valle senza più alpeggiatori è l’epilogo di uno uno scenario che non possiamo permetterci, l’alpeggio è la priorità del nostro territorio, qui si fa il formaggio Bitto e senza l’alpeggio il Bitto scompare. I 90 giorni dei caricatori sono già difficili, quest’anno aggravati dalle numerose predazioni. Una soluzione è necessaria» - ha detto domenica il sindaco Rosalba Acquistapace. Dalla Pro loco di Gerola una posizione ferma, ma tesa al dialogo costruttivo: «La nostra non è una presa di posizione ideologica bensì un modo per portare sotto i riflettori, nella vetrina della Sagra, una criticità che deve trovare risposta prima che sia troppo tardi. Non spetta a noi promuovere abbattimenti, trasferimenti o contenimenti della fauna selvatica, ma abbiamo il dovere di sollecitare un tavolo istituzionale risolutivo». E hanno aggiunto: «Mentre festeggiamo i nostri produttori, non possiamo dimenticare chi in quota ha sofferto. La carenza d’acqua e la calura eccezionale hanno prosciugato le sorgenti, costringendo a ritiri anticipati; poi si è aggiunta la presenza predatoria che ha decimato le greggi. Il Bitto tradizionale necessita del latte di capra: se venissero a mancare gli animali per via degli attacchi, l’intera filiera e le nostre tradizioni secolari rischierebbero di scomparire». L’amministrazione comunale ha organizzato per venerdì 2 ottobre alle 20,30 in municipio un incontro sul tema: «Ci siamo subito attivati a livello provinciale, pur riscontrando ancora troppe incertezze da parte degli enti superiori – ha affermato il sindaco - . Per questo l’ incontro pubblico informativo con la dottoressa Maria Ferloni della Provincia. Dobbiamo confrontarci con chi ha la responsabilità di decidere per individuare risposte reali. Ricordiamo poi che dietro ogni capo perduto non c’è solo un danno economico, ma un legame affettivo e un sacrificio che nessun indennizzo potrà mai ripagare ». Un endorsement deciso alle ragioni dei pastori anche da Patrizio Del Nero, sindaco di Morbegno: «Oggi il territorio montano combatte contro due nemici mortali che alimentano lo spopolamento. Il primo è una burocrazia asfissiante: servono più autorizzazioni per recuperare una baita o manutenere un sentiero che per tirare su un grattacielo a Milano. Il secondo è la presenza incustodita dei grandi predatori, un tema spesso affrontato sui social con superficialità o tifo ideologico». E ancora: «Per i nostri alpeggiatori il lupo è una minaccia. Risarcire le perdite non basta, perché non si ripaga il presidio del territorio né la perdita di una materia prima fondamentale per rispettare il disciplinare del Bitto. Occorre una legislazione speciale che tuteli chi vive e lavora in quota, superando gli estremismi ambientalisti. Se chiudono gli alpeggi, si cancella la storia delle nostre valli: faremo fronte comune per ottenere tutele».
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