Cronaca / Morbegno e bassa valle
Sabato 13 Giugno 2026
Morbegno, chiude il polo fieristico: è inagibile
Gli impianti danno segni di cedimento, gli spazi non sono sicuri: chiude il polo fieristico di Morbegno: è inagibile. Possibile una sua riconversione futura in una cittadella dello sport
Lettura 1 min.Morbegno
La chiusura temporanea del Polo fieristico provinciale per motivi di sicurezza segna uno spartiacque nella storia della struttura di via Passerini e riapre il confronto sul suo futuro: sembra arrivata al capolinea l’era fieristica del polo provinciale e si pensa concretamente alla sua riconversione. Se la Comunità montana, proprietaria dell’immobile, ha già avviato una riflessione su una diversa destinazione d’uso in chiave sportiva, l’ex sindaco di Morbegno Alberto Gavazzi rilancia una visione più ampia e strutturale che già aveva abbozzato nel suo mandato: non un semplice riuso, ma la trasformazione del Polo in fulcro di un sistema sportivo mandamentale integrato.
Lo stop forzato dell’attività da questa settimana, dovuto alla necessità di sostituire l’impianto antincendio ormai obsoleto e a criticità legate alla sicurezza dell’edificio, ha di fatto accelerato un dibattito che da anni accompagna il destino della struttura nata oltre trent’anni fa con vocazione fieristico-espositiva. Una funzione che, secondo Gavazzi, mostra oggi tutti i suoi limiti rispetto all’evoluzione del territorio. «Il Polo fieristico, così come è stato concepito, era già superato all’origine - osserva -. In molte realtà simili si è invece puntato da subito su strutture con una forte centralità sportiva, capaci di adattarsi anche ad altri usi, ma non viceversa». Una lettura che non si sovrappone a quella della Cm, ma la supera per impostazione.
Se l’ente comprensoriale sta valutando la riconversione del Polo in palazzetto multidisciplinare, inserito nel sistema sportivo già esistente nell’area, Gavazzi immagina un intervento più organico, legato alla crescita complessiva della domanda sportiva del territorio. «Non si tratta solo di trovare una nuova destinazione a un edificio - spiega l’ex primo cittadino che è anche architetto- ma di leggere un bisogno reale: quello di impianti adeguati per società che stanno crescendo di categoria e che oggi non trovano risposte sufficienti nelle strutture esistenti». Il riferimento è a un sistema sportivo mandamentale già fortemente concentrato nella stessa zona, dove convivono piscina, campi sportivi e impianti di base. «Le palestre e il palazzetto attuale rispondono a un’altra epoca. Oggi servono spazi in grado di ospitare discipline come pallavolo, basket e calcio a cinque con standard più elevati».
Da qui l’idea di un vero e proprio ripensamento del Polo come struttura cardine, non solo integrata ma strategica. «L’area è già quella giusta, le infrastrutture ci sono, la posizione è consolidata. Vale la pena verificare seriamente la possibilità di una riconversione, anche dal punto di vista economico e gestionale». Gavazzi sottolinea però un passaggio decisivo: la sostenibilità. «Qualunque scelta dovrà fare i conti con i costi di gestione e con l’efficientamento energetico. «Chi prende in affitto il polo si rende conto degli alti costi per il consumo dell’energia. Quindi bisognerà intervenire sull’immobile che ha il valore aggiunto di servizi annessi, bar, cucina eccetera. Oggi quindi si apre una fase nuova»
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