Rsa, si gonfiano le liste d’attesa: in un anno sono salite del 42%

Aumento delle domande del 42% in Lombardia, i dati più alti a Morbegno alla Rsa Paolo Paravicini Secondo la Fnp Cisl il numero comprende anche chi cerca un posto in provincia per avere rette inferiori

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Lecco

La provincia di Sondrio e più in generale il territorio di riferimento dell’Agenzia di tutela della salute dalla Montagna è quello in cui le rette delle case di riposo restano le più basse a livello regionale, ma è anche quello in cui le liste d’attesa si gonfiano sempre più.

Basti dire che in un solo anno sono lievitate del 42%, il tasso di incremento più alto di tutta la Lombardia, dal momento che sono passate dalle 9.794 del 2024 alle 14.036 del 2025. In particolare, nella sola provincia di Sondrio, a far data il marzo scorso, ultimo dato utile, le domande presentate erano 11.931 delle quali 8.450 presentate da donne e 3.729 da uomini.

Tenendo sempre presente, però, che le persone possono fare domanda in contemporanea in più residenze sanitarie per cui il numero totale delle domande non corrisponde a quello delle persone che effettivamente necessitano di ricovero in Rsa.

Con una punta maggiore di richiesta sulla Rsa Paolo Paravicini di Morbegno, in cui ci sono 608 domande per donne e 277 per uomini, seguita dalla Costante Patrizi di Ponte in Valtellina con 572 domande per donne e 257 per uomini, dalla Madonna della neve di Chiuro con 563 domande per donne e 247 per uomini e dalla Ambrosetti, sempre di Morbegno, con 562 domande per donne e 239 per uomini. E la lista si sta allungando anche nelle Rsa private, perché ci sono 265 domande in tutto per la Rsa Bernina di Sondrio e 66 per quella di Roncaglia di Civo.

Il tutto dentro un contesto in cui la domanda è destinata a crescere considerata la quota molto alta, la più alta di tutta la Lombardia, di over 65 sulla popolazione complessiva. In Ats della Montagna si viaggia sul 26% contro il dato lombardo del 23,84%, e anche se il numero di posti letto residenziali per over 65 è qui il più alto in Lombardia, pari al 3,92% contro una media regionale del 2,85%, i posti disponibili non sono affatto sufficienti a fronteggiare la domanda.

«È una situazione che ci preoccupa e che chiama in causa scelte di programmazione territoriale precise – dice Claudia Medda, segretaria della Federazione nazionale pensionati Cisl di Sondrio -. Il nostro territorio ha saputo mantenere rette accessibili, è vero, e questo è un valore da preservare, ma se la pressione della domanda continua a crescere a questo ritmo, rischiamo di mettere sotto stress un sistema che regge anche grazie alle sue dimensioni contenute e alla rete di solidarietà sociale esistente. Chiediamo a Regione Lombardia e all’Ats della Montagna di monitorare con attenzione questo fenomeno e di garantire che i posti letto contrattualizzati, cioè per i quali la Regione paga la parte relativa all’assistenza sanitaria, siano prioritariamente destinati ai residenti sul territorio».

Secondo la Fnp Cisl Lombardia che ha curato questo focus sulle Rsa in regione, infatti, l’aumento abnorme delle domande in provincia di Sondrio sarebbe anche da imputare al fenomeno delle “migrazioni”, cioè al fatto che famiglie provenienti da altre provincie dove le rette sono sensibilmente più elevate, cercano sistemazione nelle strutture del nostro territorio per ragioni di sostenibilità economica. Un quadro al quale va aggiunta la carenza cronica di personale che, in alcuni casi, costringe anche le strutture esistenti a limitare l’attività o persino a chiudere interi reparti.

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