Vandalismi a Morbegno, Ronconi: «Segno di un disagio profondo»

La riflessione di Ronconi, presidente del Circolo Acli, dopo gli ultimi episodi verificati in città: «La prima cura è la prevenzione. Bambini e ragazzi che partono svantaggiati. Intervenire non è buonismo»

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Morbegno

«Gli episodi dei giorni scorsi, furti, tentativi di furto, atti vandalici e situazioni di ordine pubblico, non possono essere letti come fatti isolati, né ridotti a un semplice problema di sicurezza urbana. Quando una comunità si confronta con devianza e microcriminalità, spesso significa che prima è maturato un disagio più profondo, rimasto troppo a lungo senza ascolto e senza intervento».

A dirlo è Danilo Ronconi, presidente del Circolo Acli di Morbegno, che, dopo i fatti di microcriminalità dei giorni scorsi, interviene sulla situazione giovanile in città alla luce anche dell’esperienza di “Ricircolo”, progetto e spazio per i ragazzi, che da quattro anni è ormai arrivato a circa 7.000 presenze annue, sostenuto anche da realtà locali come la Fondazione Pro Valtellina.

I problemi

«Come per la salute personale, anche per una comunità sana la prima cura è la prevenzione». Parte da questo assioma la riflessione di Ronconi.

«Negli ultimi anni molti fattori hanno reso più delicata la crescita dei ragazzi: smartphone e tablet usati presto e spesso senza accompagnamento, impoverimento delle relazioni, fragilità familiari, solitudine educativa di genitori e insegnanti, scarsa coesione sociale. A questo si aggiungono scelte istituzionali discutibili, come il passo indietro della Regione sui percorsi di educazione sessuale e affettiva, e ritardi nazionali, come l’assenza di una vera riforma della scuola. Per questo famiglie e istituti scolastici non possono essere lasciati soli. Nell’attesa di risposte legislative che tardano ad arrivare, i territori devono fare la loro parte, costruendo strumenti semplici e continuativi».

Secondo Ronconi non servono grandi investimenti, ma interventi costanti e intelligenti, rivolti alle fasce di giovani più vulnerabili. «Un esempio concreto è un doposcuola gratuito per elementari e medie, con educatori e operatori sociali: uno spazio dove bambini e ragazzi in difficoltà economica, culturale o familiare possano ricevere aiuto nello studio, ascolto e relazioni positive».

I servizi nell’estate

Non meno importante è il periodo estivo. «La chiusura delle scuole crea difficoltà concrete per molte famiglie, soprattutto per quelle meno abbienti o prive di una rete familiare. Quando entrambi i genitori lavorano, o mancano risorse per proposte private, il rischio è che bambini e ragazzi restino soli, senza accompagnamento educativo né adulti di riferimento - precisa -. Nel Milanese sono diffusi centri e doposcuola estivi che garantiscono alle situazioni familiari più fragili servizi a prezzi calmierati e, in alcuni casi, anche gratuiti. Sono modelli semplici, perché spesso utilizzano le scuole che durante il periodo estivo rimangono inutilizzate».

Anche Morbegno potrebbe valutare un approccio di questo tipo. «Anche da noi ci sono bambini e ragazzi che partono svantaggiati: spesso si tratta di situazioni note, che rischiano di degenerare sotto i nostri occhi senza interventi incisivi. Tra l’altro, poiché gli episodi di devianza si manifestano in età sempre più precoce, le politiche di prevenzione non sono neppure politiche di lungo periodo: il loro apporto positivo può manifestarsi in tempi brevi e tradursi rapidamente in una migliore qualità della vita della città. Intervenire non è buonismo: è cura, responsabilità, lungimiranza e sicurezza vera. Morbegno ha risorse, energie e realtà associative per costruire una risposta educativa forte».

Offrire a bambini e i ragazzi luoghi qualificati significa «ridurre le disuguaglianze, intercettare prima le situazioni di difficoltà e rafforzare il tessuto comunitario, che è la prima vera risposta al disagio».

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