Cronaca / Sondrio e cintura
Mercoledì 03 Giugno 2026
Aggressione al Gombaro a Sondrio: parla la donna che salvò Doriana
Catia, 51 anni, racconta per la prima volta i drammatici momenti dell’aggressione avvenuta nei pressi del ponte del Gombaro a Sondrio. Fu lei a intervenire per soccorrere Doriana, colpita ripetutamente da un uomo poi arrestato dalla Polizia. «L’ho fatto d’istinto, ma dalle istituzioni non ho ricevuto nemmeno una telefonata»
Lettura 2 min.Sondrio
Quanto ha visto venerdì 3 aprile, poco dopo le 17, in via Lungo Mallero Cadorna, nei pressi del ponte del Gombaro, Catia, 51 anni, originaria di Ponchiera anche se ora vive in centro a Sondrio, non se lo scorderà mai di sicuro. La scena l’ha stampata in testa anche se non ce la vuole rivelare nel dettaglio «per esclusivo rispetto della vittima, di Doriana – dice -, che so non voler sapere esattamente per filo e per segno quanto ho visto. Ma assicuro che la violenza perpetrata è stata enorme». “
Catia, la salvatrice”, l’ha inserita così, Doriana, 54 anni, di Sondrio, la vittima dell’aggressione del Gombaro, nella sua rubrica telefonica la donna che risaliva verso Ponchiera con la propria Fiat 500 X con sua madre, 78 anni, seduta sul lato passeggero, reduce da una visita in ospedale, e che, nel vedere cosa stava accadendo in strada si è fermata sulla sua corsia, è scesa dall’auto richiudendo la porta dietro di se ed è corsa in aiuto di Doriana.
«Dapprima ho visto in lontananza due persone che mi sembrava si rincorressero – dice Catia -, ma probabilmente Doriana stava cercando di scappare da quest’uomo, poi, non so se ha inciampato ed è caduta a terra o se l’ha buttata a terra lui, l’aggressore, ma di fatto quando li ho raggiunti lei era a terra e cercava di ripararsi come poteva dai colpi che lui le infliggeva alla testa e al volto. Una cosa indescrivibile. Non mi ero accorta, però, che la stava colpendo con una grossa pietra che aveva in mano, pensavo la prendesse a pugni. Senza pensarci, d’istinto, sono scesa dall’auto, li ho raggiunti e a malo molo ho urlato a lui cosa stesse facendo. Si è girato, mi ha guardata, si è alzato e mi è venuto incontro dicendomi qualcosa nella sua lingua che non ho assolutamente capito, ma immagino niente di bello, però non mi ha aggredita, mi ha aggirata ed ha scagliato il sasso che aveva in mano, ed è lì che mi sono resa conto che picchiava non con i pugni, ma con un sasso la sua vittima, contro il finestrino della mia auto lato guida, che era alzato e che ha completamente distrutto tanto ha agito con forza. Il sasso è finito sul cruscotto e poi tra le gambe di mia madre scioccata da tutta la scena».
Catia, visto che l’aggressore, un 37enne originario del Congo, richiedente asilo, incensurato e ospite del centro di accoglienza Caritas di Sondrio, si era un attimo distratto, si è quindi chinata sulla vittima, su Doriana. «Temevo fosse morta, poi ho visto che si muoveva, si lamentava, ma era viva – dice -, nel mentre l’aggressore, più in la, sfogava la propria rabbia contro altre auto lì parcheggiate, allora, sentendomi per la prima volta in pericolo, ho deciso che dovevo mettermi in sicurezza, io e mia madre, sono risalita sull’auto e ho fatto 100 metri, oltre la curva, mi sono fermata ed ho chiamato il 118. Ma mentre chiamavo già sentito le sirene delle Volanti avvicinarsi. Quindi sono tornata sul luogo dell’aggressione a disposizione degli agenti della Questura che hanno subito bloccato l’uomo. Aveva con se uno zaino pieno di sassi, cose ne volesse fare non si sa».
Catia è stata coraggiosa «ma lo avrei fatto comunque e per chiunque – dice – anche per un animale, di fronte a una violenza così bruta. Non avevo paura, ho cominciato ad averla dopo un po’ quando ho deciso di spostarmi. Certo, come cittadina mi aspettavo almeno una telefonata dal sindaco o dalla Giunta, invece nessuno si è fatto sentire. Un silenzio tanto incomprensibile e grave quanto l’accaduto. Sono stati giustamente premiati i ragazzi del Pinchetti, recentemente, per quanto da loro fatto a protezione di una donna, ma di me non si è ricordato nessuno».
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