Castione Andevenno, il racconto del cittadino albanese dopo l’agguato del 2 luglio

La pista della droga, l’auto presa a noleggio e l’arma che si inceppa. Proseguono le indagini in merito all’agguato del 2 luglio in via Nazionale. «Li conosco soltanto di vista»

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Castione Andevenno

Una vettura presa a noleggio dai trafficanti di droga dell’Est Europa per una lunga trasferta in Valtellina per quello che sarebbe dovuto essere un regolamento di conti vero e proprio, se non fosse che l’arma utilizzata, a un certo punto, dopo soltanto la prima esplosione, si è inceppata.

Il probabile e rapido scarrellamento della pistola, con l’obiettivo di sparare nuovi colpi e raggiungere l’obiettivo, ha provocato la fuoriuscita di alcuni proiettili finiti sull’asfalto e poi repertati durante il sopralluogo compiuto dagli specialisti della Scientifica.

Il bersaglio, sul piazzale di un’area commerciale di Castione, lungo via Nazionale, se l’è pertanto miracolosamente cavata, uscendo completamente illeso dal raid firmato da due uomini. Ovviamente ha visto la morte in faccia.

Era all’interno della sua Mercedes, quando è stato avvicinato da uno dei due individui che gli ha sparato contro, in pieno giorno, attorno alle 17.30 di giovedì 2 luglio.

Il soggetto

A sfuggire all’agguato è stato un cittadino di nazionalità albanese, classe 1994, ufficialmente residente in altra Regione, disoccupato, con precedenti penali, da qualche tempo trapiantato nel capoluogo valtellinese.

La sfera delle indagini, coordinate dal procuratore Piero Basilone e dal pm Tatjana Ennemoser, condotte dalla Squadra Mobile della questura di Sondrio, è quella del racket della droga, in particolare della cocaina.

La vittima designata, quel pomeriggio, dopo gli spari, è stata vista allontanarsi a piedi dal luogo del grave episodio con un borsello a tracolla, come ha riferito una commessa di un negozio affacciato sul piazzale.

«Una signora è entrata di corsa, molto impaurita - ha detto la dipendente - e ci ha gridato: “C’è fuori un brutto individuo che tiene una pistola in mano. Chiamate subito la polizia”». E i poliziotti delle Volanti accorse hanno bloccato il 32enne scampato alla morte per condurlo negli uffici di via Sauro e sottoporlo a un lungo interrogatorio, sino a sera inoltrata, nella qualità di persona informata sui fatti.

La testimonianza

«Si è trattato, probabilmente, di due miei connazionali - ha raccontato l’uomo - ma non avevo appuntamento con loro. Li conosco soltanto di vista, non sono in grado di riferire la loro identità. Non riesco proprio a spiegarmi perché volessero uccidermi».

Una versione dei fatti al vaglio degli inquirenti, tuttavia poco propensi a sposarla, in particolare laddove il “miracolato” afferma che non avesse un appuntamento con il killer e il suo accompagnatore. Ma il suo telefonino, in questi giorni, potrebbe avere “parlato” facendo emergere elementi ultimi all’individuazione dei responsabili che sono fuggiti con una Golf nera, lungo la statale 38 in direzione della superstrada 36 del lago di Como, disseminata di telecamere che hanno ripreso la targa della vettura.

E dalla targa gli investigatori del commissario Francesco Castaldo sono risaliti alla proprietà della macchina: era stata noleggiata in una concessionaria di un’altra Regione. Facile immaginare, a questo punto, che gli investigatori conoscano i nomi dei due albanesi scappati e da catturare.

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