Albosaggia, don Renato Corona è il nuovo parroco: «Costruiamo una comunità capace di prendersi cura dei più fragili»

Accoglienza in paese per il sacerdote, arrivato dalla Valmalenco. Sindaco e Comunità pastorale rilanciano la collaborazione tra Chiesa, Comune e associazioni, con un’attenzione particolare a chi vive situazioni di solitudine e difficoltà.

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Albosaggia

Un paese in festa, un abbraccio corale e un messaggio condiviso: costruire una comunità capace di accogliere, ascoltare e prendersi cura delle persone più fragili. Albosaggia sabato pomeriggio ha dato il benvenuto al nuovo parroco, don Renato Corona, accompagnato dai sacerdoti della Valmalenco, comunità che ha lasciato per iniziare il suo ministero in paese. Ad accoglierlo ai piedi del municipio è stato il sindaco Graziano Murada, insieme al consiglio comunale, alle associazioni, agli alpini, alla Fondazione Albosaggia e a una moltitudine di fedeli. A fare da colonna sonora alla cerimonia gli «Amici della musica», la banda del paese, in un clima di festa e partecipazione. Nel suo saluto, il primo cittadino ha presentato al nuovo parroco il volto di una comunità consapevole dei propri limiti, ma ricca di solidarietà e disponibilità: «Se c’è una cosa che ci contraddistingue e della quale possiamo essere orgogliosi è che abbiamo un cuore grande e solidale», ha detto Murada, sottolineando il ruolo delle associazioni e dei tanti volontari che, spesso lontano dai riflettori, dedicano tempo ed energie al bene comune.

Un riferimento particolare è stato riservato all’oratorio, definito« un fiore all’occhiello di Albosaggia, capace di unire generazioni diverse e di rappresentare un ponte tra la Chiesa e la vita quotidiana». Il sindaco ha quindi ribadito la volontà dell’amministrazione di proseguire la collaborazione con la parrocchia e le realtà del territorio, superando differenze e appartenenze nell’interesse della collettività. Tra le richieste rivolte a don Renato, una soprattutto: diventare «una sentinella delle fragilità nascoste. Nei nostri piccoli paesi, spesso, è difficile far emergere le necessità», ha osservato Murada, ricordando come dietro una porta chiusa possano celarsi difficoltà economiche, solitudine e sofferenze familiari. L’invito è a collaborare con discrezione per intercettare i bisogni prima che diventino emergenze. «Chiesa, Comune, associazioni e cittadini possono costruire assieme quel porto sicuro di cui oggi abbiamo tanto bisogno». Un benvenuto anche nel segno dello sport, passione del nuovo parroco: Murada ha ricordato il legame di Albosaggia con il ciclismo e le associazioni sportive, scherzando sulla possibilità che presto qualcuno gli offra una tessera onoraria.

«Saremmo onorati di averti tra noi anche come compagno di squadra nel tragitto della vita», ha concluso. Sulla stessa linea Massimo Gherardi, intervenuto a nome della Comunità pastorale, che ha descritto una parrocchia fatta di «persone di buona volontà, giovani attivi e volontari impegnati nelle liturgie, nella corale, nelle attività missionarie e nella cura delle strutture». Una ricchezza da valorizzare, insieme «all’esperienza degli anziani, con un’attenzione speciale a chi, per età o motivi di salute, rischia di restare ai margini». Gherardi non ha nascosto le difficoltà, «dalla secolarizzazione alla carenza di energie e disponibilità», ma ha espresso «fiducia nelle risorse della comunità e nella possibilità di crescere con il nuovo parroco». Centrale, nel suo intervento, l«a necessità di raggiungere chi è solo e di trasformare la vicinanza in gesti concreti». L’augurio finale è quello di un cammino condiviso, con Dio al centro e il prossimo riconosciuto come fratello da accogliere e sostenere. «Benvenuto, don Renato, e buon ministero tra noi bosac!», le parole con cui Gherardi ha suggellato l’abbraccio della comunità al suo nuovo parroco.

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