Carenza di personale nei piccoli Comuni, l’allarme della Fp Cgil

Mentre nei piccoli Comuni italiani il personale è diminuito di oltre il 28% in vent’anni, la FP CGIL di Sondrio lancia l’allarme per le amministrazioni montane: senza nuove assunzioni e incentivi adeguati, servizi e sviluppo rischiano di rallentare

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Sondrio

La carenza di personale negli enti locali e la progressiva riduzione dei servizi essenziali rischiano di compromettere la tenuta dei piccoli Comuni montani della provincia di Sondrio. È l’allarme lanciato dalla Fp della Cgil di Sondrio, che denuncia una vera e propria «desertificazione del personale» nelle amministrazioni locali.

Il tema si inserisce in un quadro nazionale già segnato da forti criticità. Secondo l’indagine pubblicata oggi dal Sole 24 Ore, attualmente in Italia meno di un piccolo Comune su cinque (19,6%) dispone contemporaneamente di farmacia, ufficio postale, sportello bancario e distributore di carburante. Nei territori montani la situazione appare ancora più complessa: l’83,2% dei Comuni con meno di 5mila abitanti risulta privo di almeno uno di questi servizi essenziali.

Un dato che assume particolare rilevanza in provincia di Sondrio, dove oltre il 90% dei Comuni conta meno di 5mila residenti e dove la fragilità demografica si intreccia con le difficoltà nel garantire servizi pubblici e nel reperire personale qualificato.

Nei giorni scorsi sono, infatti, emersi i risultati del concorso unico nazionale rivolto ai Comuni sotto i 5mila abitanti e situati in larga parte nelle aree interne e montane. A fronte di oltre 5mila enti interessati, hanno aderito circa 80 amministrazioni, pari a poco più dell’1,5% del totale. Per la provincia di Sondrio l’unico ente partecipante è stato il Comune di Aprica, alla ricerca di un funzionario con competenze nell’ambito dell’ingegneria e dell’architettura.

A livello nazionale il personale dei Comuni è diminuito di oltre il 28% in quasi vent’anni, mentre l’età media dei dipendenti si attesta a 51 anni. Tra il 2017 e il 2024 si contano inoltre circa 82mila uscite volontarie. Questa carenza pesa direttamente sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini. Secondo il Sole 24 Ore, nei piccoli Comuni italiani il 60,7% è privo di uno sportello bancario e oltre la metà non dispone di un distributore di carburante. Nelle aree interne, inoltre, servono in media 35 minuti d’auto per raggiungere un centro dotato contemporaneamente di pronto soccorso, scuola superiore e stazione ferroviaria.

«Bandi deserti, ricerche di personale con esito infruttuoso, carenze irrisolte, fuga verso altre amministrazioni pubbliche che applicano contratti nazionali con un maggiore potere retributivo e uno spettro di diritti più ampi orientati alla conciliazione vita-lavoro, sono solo alcuni degli aspetti emergenti» afferma Leonardo Puleri, segretario generale della FP CGIL di Sondrio, descrivendo una situazione provinciale in cui alle criticità trasversali del mercato del lavoro - perifericità, mobilità e trasporti, scarsa attrattività e crisi abitativa - si aggiunge il tema delle occasioni mancate.

«In questo quadro si inseriscono iniziative normative che, seppur viste in modo positivo, trovano poco terreno nei fatti» prosegue il sindacalista. Per la Fp Cgil servono scelte strutturali: superare i tetti alla spesa del personale, riformare le regole sulle assunzioni, aumentare le risorse e valorizzare il lavoro pubblico.

«I Comuni sono il luogo in cui lo Stato incontra concretamente i suoi cittadini. Senza personale adeguato, qualificato e motivato, non ci sono servizi, non c’è PNRR che tenga, non c’è coesione territoriale - sottolinea Puleri -. Lo Stato non può pensare di affrontare la crisi di attrattività del lavoro pubblico nei piccoli enti, che in Valtellina rappresentano la maggioranza, senza un rinnovo contrattuale serio, pretendendo di attrarre professionisti senza introdurre incentivi economici, di carriera o di welfare territoriale, per chi sceglie di lavorare in queste realtà». Il riferimento è al rinnovo del Contratto collettivo nazionale delle Funzioni Locali 2025-2027, attualmente in fase di definizione.

Puleri conclude richiamando anche il ruolo delle amministrazioni locali: «Sentiamo la necessità di chiedere ai Comuni, specie a quelli più virtuosi, di mettere in campo, laddove i vincoli finanziari permettano spazi di manovra, risorse economiche aggiuntive per la contrattazione decentrata, consapevoli dello sforzo già operato da qualche ente locale e della necessità di arrestare la desertificazione del personale, lavorando su salario accessorio, welfare integrativo, diritti, flessibilità e conciliazione vita-lavoro».

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