Cronaca / Sondrio e cintura
Domenica 05 Aprile 2026
Dall’abisso più oscuro alla rinascita. Sara e Cristina, una storia di affetto
In un racconto a quattro mani mamma e figlia dimostrano che ripartire è possibile Dal baratro della droga al coraggio di dire basta: “L’ho fatto per lei” è un grande inno alla vita
Sondrio
“L’ho fatto per lei”: molto più di un libro scritto a quattro mani da una madre e una figlia della nostra terra perse sull’arida sponda di un livido Acheronte infernale traghettato dal demone oscuro della droga, ma che infine si sono ritrovate.
Impossibile affidarsi alle parole e non lacrimare insieme. Una madre è per sempre. Il cuore di una mamma coraggio batte anche dove l’uggia del tempo non scandisce mai le sue ore. Sempre. E c’è un legame indissolubile, ombelicale, assoluto, che l’avvince a una figlia. Anche quando la carne della sua carne si perde nell’abisso tortuoso della droga.
Cristina Scarinzi ha provato sulla propria pelle l’inferno terreno in cui la sua “piccolina”, suo malgrado, l’ha fatta naufragare per lunghi anni, come prigione rinnegata dall’amplesso perverso della “polvere bianca”. Ma lei non ha mai mollato. La sua bambina dai sogni feriti, lacerati da una violenza innominabile, obnubilata da una separazione inaccettabile dei genitori e ancor più dall’assente presenza di una madre reietta dal dolore di una malattia rara che la confinava in un limbo inesplorato di sopravvivenza, si è chiusa nel suo cupo guscio d’acciaio, invisibile agli occhi delle compagne, impermeabile alle parole altrui. E ha cercato una fuga al tormento che l’attanagliava, via da un agone insopportabile che la tormentava nell’intimo, attraverso le prime canne.
Quando? Chi? Dove? Perché? Indarno porre quesiti. Fatto sta che Sara, in preda al “fumo”, si sente male. E proprio in un luogo deputato a custodire la sua innocenza, la sua smania di crescere sognando. Ed è ormai già tardi per porvi rimedio perché un tossico impara presto il sapore della menzogna e del calcolo spietato del sentimento. E la spirale si fa sempre più oppressiva. Nulla sarebbe stato come prima, né bastato a riempire quel vuoto insondabile che le toglieva il respiro per riempirlo di un veleno sottile che intossicava l’anima.
La vertigine di una lotta selvaggia, impari, con la “signora della notte” sniffata, che la lasciava ogni volta prostrata, succube e sfiancata in attesa di abbracciarla, respirarla ancora, e ancora, per sentirsi libera. Una libertà che ogni giorno di più l’incatenava al suo carnefice.
Mamma Cristina ha lottato con tutte le sue forze, ha urlato, strepitato, ha graffiato inutilmente al vento - tutte inutili le sue parole umide di pianto - fino alla disperata rinuncia chiudendo un muro invalicabile attorno alla sua Sarina in balia dei suoi mostri che la divoravano a brandelli. Fino al giorno anelato e pur temuto dell’entrata nella comunità di San Patrignano a rendersi utile nel canile, tra i suoi cani adorati, che l’hanno spinta infine a diventare provetta istruttrice cinofila. E lì dopo tre estenuanti anni Sara si è ritrovata, è tornata alla luce ritornando all’affetto di una madre distrutta, destrutturata dall’abbandono a cui era stata costretta.
Unico conforto l’attesa spasmodica di un messaggio epistolare che esplodeva nella notte del dolore come mille coriandoli di stelle. E poi quello scampolo televisivo affidato a “Le Iene” che esplorava l’universo nascosto di 1000 ragazzi in fuga dalla droga. E c’era anche lei. L’attesa lancinante di un nuovo abbraccio, e poi il ritorno: l’anabasi luminosa della redenzione. Finalmente libera dalla schiavitù molesta e terrifica della tossicodipendenza. Dalla sua storia è nato il libro “L’ho fatto per lei”, con la criptica copertina dell’artista valtellinese Maicol Formolli che ha dipinto l’essenza prismatica di una testimonianza commossa dalla duplice veste di una madre e di una figlia che indugia sul dondolo dei pensieri ormai affrancati, parlando a cuore aperto ai suoi coetanei nelle scuole per metterli in guardia dalle insidie malevolenti di una subdola compagna che l’ha privata troppo a lungo della sua dignità di donna.
Ora è finalmente libera, accanto alla mamma e al suo Shiva, inseparabile compagno a quattro zampe.
© RIPRODUZIONE RISERVATA