Cronaca / Sondrio e cintura
Martedì 09 Giugno 2026
Dati riservati venduti a un investigatore: ex funzionario Inps nei guai per corruzione
L’uomo, licenziato dalla sede di Sondrio dopo migliaia di accessi anomali alle banche dati, racconta l’inchiesta che lo vede indagato: «Mi sono rovinato con le mie stesse mani».
Lettura 2 min.Sondrio
Un funzionario della sede provinciale dell’Inps di Sondrio è da parecchi mesi al centro di un’inchiesta per pesanti ipotesi di reato, quali corruzione e accesso abusivo a dati sensibili, e ha perso il lavoro dall’ente pubblico. L’accusa è che vendeva informazioni riservate, attinte dalla banca dati aziendale con uffici nella centrale via XXV Aprile, a un’agenzia investigativa privata.
“Abitavo nel centro storico di Sondrio - riferisce senza reticenze l’uomo finito nei guai con la giustizia e che ha perso il lavoro - e una mattina, di buon’ora, sono arrivati a suonare il campanello cinque militari della Guardia di Finanza della Polizia Giudiziaria per perquisirmi l’abitazione. Mi sono rovinato con le mie stesse mani».
Ma, di preciso, cosa è successo ?
«Guadagnavo circa 1.800 euro al mese, questo lo stipendio base, come funzionario all’Inps di Sondrio, una busta paga non male per me che sono un ragioniere. Ma avevo necessità di soldi e quello che consideravo un amico, titolare di un’agenzia di investigazione privata, lo era venuto a sapere. E ha approfittato della mia situazione di difficoltà. Mi pagava mille euro al mese in cambio di informazioni riservate. Soldi in più che mi facevano comodo, una sorta di stipendio aggiuntivo. Mi consegnava un elenco con cento nomi alla volta di pensionati, imprenditori, professionisti, artigiani, commercianti per sapere la loro situazione economica e ovviamente lui guadagnava parecchio dalle mie informazioni per l’utilizzo illegale che ne faceva. Avrei dovuto farne pochi di accessi abusivi e non si sarebbe accorto nessuno tra i miei superiori. Quando lo incontravo, la volta successiva, davo a lui una chiavetta con il materiale richiesto».
La voglia di soldi facili, per soddisfare i suoi vizi, gli è costata cara perché il funzionario si è lasciato prendere la mano e su di lui, dopo qualche tempo, si è abbattuta una vera e propria bufera giudiziaria.
«Alla sede centrale di Roma dell’Istituto nazionale di previdenza sociale - spiega il 61enne, originario di altra Regione e che dal capoluogo valtellinese, alcuni mesi fa, si è trasferito a vivere a Morbegno - si sono accorti della mia attività non lecita. In circa un anno e mezzo, difatti, avevo effettuato circa 32mila accessi, mentre in un anno sono ritenuti fisiologici non più di 3mila per un impiegato. E’ scattato l’alert nei miei confronti. E, alla fine degli accertamenti interni, l’Inps mi ha licenziato in tronco dopo tantissimi anni di onorato servizio per l’ente pubblico e mai un richiamo o un provvedimento disciplinare. Sono stato un vero ingenuo e ne ho pagato le conseguenze».
L’inchiesta della magistratura lo ha messo in una situazione pesante, del tutto inattesa sino a poco tempo prima.
«All’improvviso - sottolinea ancora - mi sono trovato sul lastrico. Senza più un soldo e indagato, per fortuna non arrestato. Gli inquirenti mi hanno fatto capire che le accuse di corruzione e di accesso abusivo a dati sensibili comportano pene pesanti. Se non avessi collaborato, rivelando ad esempio a chi fornivo i dati riservati, rischiavo davvero grosso. L’ho detto al mio nuovo legale ed era d’accordo che collaborassi, allo scopo di alleggerire la mia posizione. L’obiettivo finale, infatti, è stato quello di rendermi possibile l’accesso al patteggiamento ed evitarmi il carcere. Se dovessi collaborare e, inoltre, fare valere il fatto che sono incensurato, la Procura dovrebbe concedere l’ok al patteggiamento ed eviterei, quasi sicuramente, l’oltraggio della prigione».
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