«Ho tentato la rapina perchè ho fame, signor giudice»: 59enne resta in carcere

L’uomo ha confessato di aver tentato la rapina all’ufficio postale di Piateda per gravi difficoltà economiche. Il giudice ha disposto la detenzione in carcere.

Sondrio

«Perché, quel giorno, ho tentato di mettere a segno la rapina all’Ufficio postale di Piateda? Semplicemente perché ho fame, signor giudice. Ho bisogno di soldi per mangiare. Faccio fatica a mettere assieme il pranzo con la cena. Non ho una famiglia, nessuno mi aiuta, sono solo e in gravi difficoltà...».

Si è difeso in circa mezz’ora Valter Mainetti, 59 anni, apparso ieri mattina nell’aula numero 12 di Palazzo di giustizia a Sondrio, per l’udienza di convalida del suo fermo davanti al gip Fabio Giorgi per l’arresto effettuato nella mattinata dello scorso 30 aprile dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Sondrio, supportati dai colleghi della Sezione operativa e da quelli della caserma di Ponte in Valtellina, competente per gli interventi sul territorio di Piateda.

Poco dopo il “colpo” fallito, in primo luogo per il coraggioso intervento di un cliente da poco entrato nell’Ufficio postale del paese orobico («Che sta facendo lei?» gli urlò il cliente senza pensarci due volte una volta varcata la porta), l’uomo, che risulta residente nel capoluogo valtellinese, con alcuni vecchi precedenti alle spalle di non notevole entità come furti e guida in stato d’ebbrezza, venne bloccato mentre a piedi si incamminava lungo via Roma.

Poco prima si era liberato degli abiti e degli oggetti utilizzati per camuffarsi, per non rendersi riconoscibile e presentarsi davanti all’unica impiegata postale presente, in quel momento. Erano circa le 10.15 e la donna venne minacciata dallo sconosciuto che impugnava un grosso coltello da macellaio, al fine di farsi consegnare tutti i soldi delle pensioni contenuti nella cassa, che sarebbero stati in pagamento da lì a un paio di giorni.

Si era disfatto, infatti, del cappellino calato sulla testa, del fazzoletto che gli nascondeva buona parte del volto, di un paio di occhiali scuri da sole e dei guanti: il tutto fu ritrovato dai militari nelle vicinanze dell’Ufficio assalito dal valtellinese senza successo. L’arrestato, durante l’interrogatorio puntualmente iniziato poco dopo le 9 e concluso attorno alle 9.30, non ha fatto scena muta, ma ha accettato di rispondere alle domande del giudice, e avrebbe rivelato pure di avere anche altri seri problemi, oltre a quelli legati alle difficoltà per consumare regolari pasti a mezzogiorno e alla sera, non avendo un’occupazione.

L’avvocato di fiducia che lo ha assistito, Giuseppe Palotti del Foro di Sondrio, ha chiesto al gip di concedere al suo cliente una misura cautelare meno restrittiva, confidando, probabilmente, in un provvedimento coercitivo della libertà più soft come gli arresti domiciliari o, meglio ancora, l’obbligo di dimora.

Tuttavia il giudice delle indagini preliminari Giorgi, nella tarda mattinata, ha sciolto la sua riserva, disponendo che Mainetti, per il momento, resti detenuto nella Casa circondariale di via Caimi, nel capoluogo valtellinese, in accoglimento della richiesta avanzata dal pm che, il giorno dell’episodio delittuoso, era di turno alla Procura sondriese. Spetterà al suo difensore, più avanti, avanzare un’istanza per fare modificare il provvedimento coercitivo che, attualmente, è il più pesante.

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