Cronaca / Sondrio e cintura
Giovedì 29 Ottobre 2026
Melavì, la Corte d’appello respinge il reclamo: confermata la liquidazione giudiziale
La Corte d’appello di Milano ha respinto il reclamo presentato dai vertici della cooperativa agricola di Ponte in Valtellina contro la sentenza del Tribunale di Sondrio del 26 marzo. Ora si attende il nuovo esame delle richieste dei creditori, fissato per il 5 novembre
Lettura 1 min.Ponte in Valtellina
Niente da fare. La Corte d’appello di Milano non ha accolto il reclamo avverso la sentenza del Tribunale di Sondrio del 26 marzo scorso in cui si è deciso per la liquidazione giudiziale della società agricola cooperativa Melavì con sede legale a Ponte in Valtellina, per cui l’unica strada percorribile resta quella del fallimento.
A meno che i ricorrenti, cioè i vertici di Melavì, il suo collegio sindacale e alcuni soci creditori della medesima, non intendano adire il terzo grado di giudizio ovvero la Corte di Cassazione. Ipotesi non impossibile, ma a questo punto della vicenda abbastanza improbabile, anche se ogni considerazione al riguardo è in capo ai ricorrenti e al legale che li assiste fin dall’inizio, l’avvocato Gianfranco Benvenuto del foro di Milano. Per ora, la sentenza d’appello parla di un reclamo respinto e del pagamento delle spese processuali posto in capo ai ricorrenti.
Sentenza emessa il 14 ottobre scorso e notificata alle parti nella serata di mercoledì. Ai ricorrenti, ma anche ai legali dei creditori che si sono opposti alla richiesta di concordato preventivo semplice avanzata da Melavì in Tribunale e perorata anche in appello. Sono tanti, infatti, coloro che vantano spettanze dalla società, a partire dai soci conferitori di mele che non hanno percepito nulla per gli apporti di prodotto del 2024 e non hanno incassato l’ultimo rateo del raccolto 2023. Per loro il credito è di 4,2 milioni di euro cui si aggiungono altri 2,8 milioni versati dai creditori conferitori e non conferitori sul libretto sociale di Melavì e lì rimasti congelati.
È di 11,6 milioni poi l’esposizione verso istituti bancari e finanziari per cui il novero dei creditori che hanno chiesto e chiederanno di insinuarsi nel passivo societario rischiano di lievitare parecchio. Nella prima udienza tenutasi il 21 luglio scorso in Tribunale a Sondrio per un iniziale esame del passivo si sono insinuati 80 creditori, ma una seconda è in programma giovedì prossimo, 5 novembre, sempre alla presenza del giudice delegato alla liquidazione giudiziale Francesco Zapparoli e dei due liquidatori nominati dal tribunale, il commercialista e ausiliario dello stesso per questo procedimento, Simone Martinalli, e l’avvocato Marco Riva del foro di Lecco.
Sempre altissima l’attenzione sul tema da parte di tutti, ma ancor più della compagine sociale, uscita male da un fallimento societario, dai più, per nulla atteso. Qualche avvisaglia, magari, il socio semplice l’aveva avuta, di fronte ad una certa riottosità opposta ai prelevamenti di denaro dal libretto sociale, ma che la società fosse sull’orlo del baratro, per i più è stato un pessimo colpo.
L’auspicio ora è che si possa fare chiarezza sull’accaduto e soprattutto recuperare qualcosa di quanto volatilizzatosi, ma, il percorso, al netto di un eventuale ricorso in Cassazione di Melavì, sarà comunque lungo e difficile.
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