Morti in casa ad Aprica, processo al figlio: «Il padre poteva salvarsi»

Ieri nuova udienza per il procedimento a carico del figlio della coppia trovata senza vita ad Aprica. Il decesso della madre a causa dei problemi cardiaci. La patologa: «Evitabile la necrosi alla gamba del padre»

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Aprica

«Il decesso di Anna Maria Squarza, di 91 anni, dall’esame macroscopico e dal cromatismo, ma anche da altri parametri, poteva essere ascritto ad almeno venti giorni prima del ritrovamento, avvenuto nel letto della sua camera. Appariva chiara la scheletrizzazione del corpo. Era in atto un processo trasformativo del corpo, ma non vi erano tracce di lesioni dovute a condotte letifere. I problemi di natura cardiologica della donna sono le cause della morte. C’era un ipercromatismo accelerato della cute con perdita di elasticità dei tessuti».

È un passaggio della deposizione nella mattinata di ieri al processo che si sta celebrando in Corte d’Assise a Sondrio, in veste di testimone, della patologa Elena Invernizzi di Erba dell’Istituto di medicina legale dell’Università di Pavia.

Le accuse

Ha risposto alle domande del pm Daniele Carli Ballola nel dibattimento a carico del sessantenne Antonio Monticelli, originario di Verona, che deve rispondere ai giudici - coordinati dal presidente Carlo Camnasio - di abbandono di incapace e di morte in conseguenza di altro reato, per i fatti risalenti all’aprile di due anni fa ad Aprica.

«Alcune colorazioni su determinate parti del corpo - ha aggiunto la perita - erano successive all’evento-morte e alle posizioni in cui si è trovato il cadavere. Alcune colorazioni della pelle erano riconducibili a differenti apporti di ossigeno in alcune aree del corpo, secondo la posizione sul letto».

L’esperta è stata trattenuta più a lungo in aula, anche per le domande dell’avvocato Manuela Mauro di Sondrio, difensore dell’imputato presente come nelle udienze precedenti, a parlare del marito dell’anziana, Giorgio Monticelli, di un anno meno anziano e deceduto all’ospedale del capoluogo valtellinese una settimana dopo il 12 aprile 2024, giorno dell’intervento di operatori 118 e carabinieri.

La gamba sinistra

«L’analisi su di lui - ha ricordato la dottoressa Invernizzi - è avvenuta in due momenti diversi. Da vivo, quando fu trovato nell’alloggio con una lesione fratturativa a livello della gamba sinistra con danni a tibia e perone, in stato avanzato. La sofferenza all’arto aveva innescato una necrosi, formando una sorta di caverna con l’effetto di rendere visibili le ossa fratturate. Trasferito all’ospedale di Sondrio, fu poi spostato a quello di Lecco per una consulenza chirurgico-vascolare e, infine, riportato subito a Sondrio, per essere sottoposto ad amputazione dell’arto, nella speranza di riuscire ad arginare l’infezione in corso. Ma non è bastato».

L’esperta, nel rispondere alle incalzanti domande di pm e difesa, ha affermato che se l’anziano - dopo l’incidente domestico con caduta - «fosse stato subito affidato al personale sanitario, si sarebbe evitato l’insorgere della necrosi alla gamba».

Una situazione, quest’ultima, che avrebbe non poco peggiorato il quadro clinico del paziente il quale, nell’arco di 15 giorni, ha subito un autentico tracollo fisico. Lo psichiatra di Lecco, Mario Lanfranconi, nell’illustrare la sua perizia ha dichiarato che Monticelli «ha vissuto all’ombra dei genitori» e risultato affetto da «disturbo schizotipico della personalità e, al momento dei fatti, con una capacità di intendere e volere grandemente scemata».

L’avvocato Mauro ha chiesto: «Ma della capacità di intendere e volere quanto rimaneva? Avrebbe potuto comportarsi diversamente da come ha fatto?».

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