Cronaca / Sondrio e cintura
Sabato 10 Ottobre 2026
Operazione “Lampo”, gli interrogatori di garanzia. Parla solo uno degli arrestati
Il gip De Rosa ha disposto per i sei arrestati la custodia cautelare in carcere. Un valtellinese ha risposto alle domande, gli altri hanno taciuto.
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Sondrio
Si sono tenuti oggi a Palazzo di giustizia di Sondrio gli interrogatori di garanzia delle sei persone arrestate nei giorni scorsi dalla Squadra Mobile della Questura cittadina, nell’operazione per disarticolare un’organizzazione i cui componenti sono ritenuti colpevoli, a vario titolo, di traffico di sostanze stupefacenti, episodi di natura estorsiva, possesso di armi, rapina e due tentati omicidi.
Sono stati tutti raggiunti da ordini di custodia cautelare in carcere, firmati dal gip Antonio De Rosa su richiesta della Procura diretta da Piero Basilone, e si trovano in diversi penitenziari: un albanese in quello di Salerno, il connazionale in quello di Bolzano, due calabresi sono stati invece rinchiusi nell’istituto di pena di Verona, un terzo calabrese in quello di Crotone e, infine, l’unico valtellinese nella Casa circondariale di via Caimi a Sondrio.
A partire dalle 9 sono iniziati gli interrogatori, quasi tutti con videocollegamenti dalle prigioni e dagli studi degli avvocati di fiducia che li difendono.
Il cancelliere Maria Versaci ha assistito il giudice De Rosa, presente il magistrato Stefano Latorre che con la collega Tatjana Ennemoser ha coordinato l’attività investigativa dei detective della Mobile che, in tempi rapidi, ha saputo dare risposte efficaci alle domande di sicurezza dopo episodi che avevano suscitato vasto allarme sociale nella popolazione, come ad esempio il tentato omicidio avvenuto nell’area commerciale di Castione lo scorso 2 luglio, quando uno degli albanesi poi arrestati è stato vittima di un vero e proprio agguato a colpi di pistola da parte di un “gruppo di fuoco”, partito dalla Calabria. Prima c’è stato un altro episodio di aggressione nelle vigne appena sopra la città con conseguenze molto pesanti per un giovane e, ancora in precedenza, le botte ricevute da un altro ragazzo valtellinese poi rapinato della sua Mercedes perché si era rifiutato di effettuare un viaggio per recuperare droga.
Quasi tutti arrestati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, fra cui l’albanese ventenne Xhuljo Rexhepi, residente in Valle, difeso dal penalista Francesco Romualdi. A rispondere al gip l’unico valtellinese a essere finito in cella, ossia Giovanni Gazzella, classe 1984, residente nella frazione Sant’Antonio, a Tresivio.
«Non ho mai spacciato eroina - si è difeso - per una questione morale. Solo qualche volta dell’hashish. Una volta ne ho comprato un panetto da un pusher dei boschi: non saprei chi fosse perché aveva il volto coperto da un passamontagna. Un’altra volta ho ospitato a casa uno dei due albanesi arrestati perché quella sera pioveva a dirotto e non sapeva dove alloggiare. Ad accompagnarlo il valtellinese che è stato poi picchiato e rapinato dell’auto, ma non sapevo cosa trasportassero in macchina». L’avvocato di fiducia, Gianluca Merizzi, ha chiesto la concessione degli arresti domiciliari con braccialetto nell’appartamento di uno stretto congiunto che si sarebbe detto disposto ad accoglierlo. Il giudice si è riservato di decidere e il pm ha tempo 48 ore per esprimere il suo parere.
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