Processo Molinari a Sondrio, chiesti sette rinvii a giudizio

Chiesti sette rinvii a giudizio nell’undicesima udienza preliminare del caso Molinari. Si torna in aula mercoledì prossimo per discutere del rito abbreviato per l’ex provveditore di Sondrio

Sondrio

Più di quattro ore è durata l’undicesima udienza preliminare del “caso Molinari”, il procedimento che investe il mondo della scuola provinciale e coinvolge 38 persone, per 32 delle quali si decide in tribunale a Sondrio, mentre per altre sei gli atti sono stati inviati a suo tempo alle procure competenti per territorio, cioè quelle nelle quali si sono svolti i fatti contestati.

Ieri, in aula, si sono affrontate otto posizioni, quelle riferite ad imputati che non hanno chiesto di essere giudicati con riti alternativi, come il rito abbreviato, o che non hanno chiesto di essere ammessi alla «messa alla prova».

Fra loro anche tre presidi che, all’epoca dei fatti, dirigevano istituti della provincia di Sondrio e che, per asseriti illeciti inerenti lo svolgimento delle loro funzioni, sono finiti sotto inchiesta.

Si tratta di Raimondo Antonazzo, già preside dell’istituto comprensivo di Ponte in Valtellina, oggi sospeso, di Michele Muggeo, già preside del Cpia, centro provinciale di istruzione per adulti di Sondrio, e di Bruno Spechenhauser, preside dell’istituto di istruzione superiore “Alberti” di Bormio, ora sospeso dall’incarico. Tutti e tre erano in aula, affiancati dai loro difensori, rispettivamente Francesco Notari, Benedetto Ronchi e Antonio Sala Della Cuna, così come era presente Aniello Bossone, mentre non erano in aula altri quattro imputati, Simone Bergamini, Simone Borchetto, Antonio D’Anna e Franco Mottalini.

Per tutti, il pubblico ministero Giulia Alberti, affiancata dal procuratore Piero Basilone, ha chiesto il rinvio a giudizio, salvo il caso di Simone Brocchetto per cui si è espressa per il non luogo a procedere dato che il reato di peculato nel suo caso si prescriverebbe entro i prossimi 20 giorni.

Tutte le difese hanno chiesto il non luogo a procedere per «totale estraneità ai fatti e assoluta mancanza di indizi di prova», hanno detto, ma il giudice per le udienze preliminari, Fabio Giorgi, ieri, non si è espresso. Lo farà solo il 20 maggio una volta che verranno discusse tutte le posizioni aperte. Mercoledì prossimo in aula si parlerà dell’imputato numero uno, Fabio Molinari, 47 anni, di Lovere (Bergamo), già direttore dell’ufficio scolastico provinciale di Sondrio, accusato di peculato, concussione, turbata libertà degli incanti, induzione indebita a dare o promettere utilità, che ha chiesto il rito abbreviato e dovrebbe anche rendere dichiarazioni spontanee, e il 6 maggio successivo si esamineranno le posizioni degli imputati che hanno chiesto il rito abbreviato, fra cui Maria Rita Carmenini, preside del Damiani 2 di Morbegno all’epoca dei fatti, presente a tutte le udienze, oggi sospesa dall’incarico, e Maria Pia Mollura, già preside del comprensivo Paesi Orobici di Sondrio e oggi in pensione.

Ieri, in aula, c’erano come sempre Carmenini con l’avvocato Francesca La Salvia del foro di Sondrio, e c’era il legale di Fabio Molinari, Stefano Di Pasquale, ma entrambi hanno dovuto lasciare l’aula stante l’eccezione sollevata dalla procura e recepita dal giudice, secondo la quale non avrebbero potuto presenziare trattandosi di udienza in cui si discutevano solo le posizioni degli imputati che non sono ricorsi a riti alternativi, mentre Molinari e Carmenini hanno chiesto i riti abbreviati.

Contrariata, in particolare, la difesa di quest’ultima e perplessi anche altri difensori che hanno parlato di una decisione inusuale tale da poter anche sfociare in istanze di nullità della stessa udienza.

In aula anche Valeria Morales Sosa, avvocato dell’unica parte civile presentatasi e ammessa su 108 parti offese, quella di Cristina Paravicini, impiegata del Damiani 2 di Morbegno.

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