Roccia incisa a Ponte in Valtellina: gli studenti di Brera la restaurano con metodi naturali

I giovani dell’Accademia hanno ripulito e restaurato una roccia incisa. Utilizzati solo materiali naturali per un intervento sostenibile e gestibile dalle comunità

Ponte in Valtellina

Sostenibilità e replicabilità. Due parole chiave, queste, per parlare del cantiere didattico che si è tenuto, nei giorni scorsi alla roccia incisa di Albareda, nel versante orobico di Ponte in Valtellina, poco sopra Sazzo. Nell’ambito di “Le radici di una identità 2” – progetto della Comunità montana di Sondrio con il sostegno di Fondazione Cariplo – è stato organizzato, insieme al Comune di Ponte in Valtellina e all’Accademia di Belle Arti di Brera, un cantiere didattico con gli studenti della Scuola di restauro dell’Accademia, per la pulizia ed il restauro di una roccia incisa inedita con cruciformi, in località Albareda. La particolarità è stata quella di utilizzare sostanze naturali per la pulizia delle rocce e di impostare un modello che possa essere replicato anche da non esperti per il futuro. Perché di fatto i custodi del territorio sono le persone che lo abitano. Scopo dell’intervento, diretto dalla professoressa Donatella Bonelli e dalla restauratrice Sara Caparrotta, è stato pertanto valorizzare il bene ed elaborare un piano di intervento — sia di prima gestione di eventuali emergenze conservative, sia di mantenimento a lungo termine dei beni e dei risultati ottenuti — che possa essere gestito facilmente dalle comunità locali, nel rispetto della piena fruibilità delle opere e dell’ambiente che le ospita.

«Abbiamo attuato una didattica sul posto, in cantiere, con gli allievi del quarto anno del nostro ciclo di studi magistrale – spiega la docente Bonelli -. I ragazzi hanno costituito una squadra e sono partiti dallo studio del caso per poi arrivare alla fase applicativa e, naturalmente, fornire tutte le indicazioni nella relazione tecnica finale, che è d’obbligo di legge redigere ad ogni fine cantiere, per la manutenzione ordinaria che è importantissima. Nessun restauro è sufficiente a sé stesso se poi non segue una manutenzione». Tornando all’originalità del procedimento, Bonelli entra nel dettaglio: «Abbiamo lavorato con materiali assolutamente ecocompatibili. Infatti il trattamento della disinfestazione del tappetino microbiologico, che infesta le rocce in uno stato naturale come in un bosco, è avvenuto applicando soltanto essenze naturali di lavanda, timo, rosmarino. Una linea che elimina la chimica di sintesi e questo è importante per l’ambiente, per l’operatore». Per la Scuola di restauro milanese si tratta di un passaggio fondamentale, perché «vorremmo dare in mano alla comunità la cura di questi beni. Le persone che abitano e vivono il territorio, ma anche ragazzi e giovani, potranno prendersi cura di questi reperti in autonomia con materiali totalmente atossici e di facilissimo utilizzo». Il primo step è stato perciò liberare e rendere di nuovo leggibili le iscrizioni, pur nel rispetto della tipologia di bene che insiste in un contesto naturale, e poi mantenere questo stato di leggibilità senza aggressioni eccessive né alla pietra stessa, ovvero la roccia iscritta al petroglifo, né tantomeno all’ambiente circostante.

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