Cronaca / Sondrio e cintura
Venerdì 27 Marzo 2026
Sondrio, arrestato per violenza e sparito nel nulla
L’avvocato non trova il suo assistito né nel carcere locale né a Pavia. Il legale denuncia violazione del diritto alla difesa e chiede spiegazioni.
L’autotrasportatore romeno di 49 anni, Mihli Dragan, arrestato con le pesanti accuse di violenza sessuale e minacce ai danni di una connazionale («L’avevo accolta nella cabina del Tir da alcuni giorni, in quanto voleva imparare il mestiere di camionista che le insegnavo durante i viaggi di lavoro. Poi, quando sarebbe tornata a Torino, dove risiede, avrebbe conseguito la patente una volta superato l’esame. Sono pentito per quanto le ho fatto e le chiedo scusa», si è difeso davanti al gip) non si trova più nella Casa circondariale di via Caimi, nel capoluogo valtellinese, e scoppia il “caso”.
Il suo legale di fiducia, Alberto Zulian con studio professionale a Bormio, dopo la convalida del fermo da parte del giudice delle indagini preliminari del Tribunale, Fabio Giorgi, il quale ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Giulia Alberti di confermare la custodia cautelare dietro le sbarre, si è recato nell’istituto di pena in città per potere conferire con il proprio assistito che, la notte fra il 18 e il 19 marzo, era stato arrestato dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Sondrio. E qui avviene la prima scoperta, da parte del professionista bormino.
«Avevo predisposto alcune carte per concordare con lui un’iniziale linea difensiva, desideravo fargliele leggere avendo provveduto a farle tradurre nella sua lingua - racconta Zulian - e alla garrita mi viene detto dall’agente di polizia penitenziaria in servizio che è stato trasferito nel carcere di Pavia. Io non ne sapevo nulla, nessuno si era premurato di informarmi».
Ma non è tutto. Il giorno successivo l’avvocato valtellinese si organizza per raggiungere Pavia che, da Bormio, dove risiede, dista 250 chilometri.
«Quando arrivo al penitenziario di Pavia - racconta ancora il legale - la seconda, incredibile scoperta. Il mio cliente non è detenuto neanche lì. A questo punto ho deciso di scrivere immediatamente alla Casa circondariale di Sondrio, all’attuale direttore, per chiedere spiegazioni su quanto accaduto. Sono in attesa di avere spiegazioni. Ritengo, infatti, che siano stati violati due principi fondamentali della difesa che sono rappresentati dall’articolo 24 della Costituzione che prevede l’inviolabilità del diritto alla difesa e, nel contempo, è avvenuta la violazione dell’articolo 104 del Codice di Procedura penale il quale sancisce il rispetto delle disposizioni dell’Ordinamento penitenziario. Ricordo che quest’ultimo recita che il difensore deve avere la garanzia di potere conferire con il proprio assistito, senza subire indebite limitazioni».
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