Cronaca / Sondrio e cintura
Sabato 11 Aprile 2026
Sondrio, il ritorno delle campane di San Lorenzo dopo 17 anni
A Sant’Anna, nell’ex convento della frazione sopra Sondrio, dal giorno di Pasqua è tornata una tradizione interrotta nel 2009. Il proprietario Prevostini: «Gesto molto gradito»
Sondrio
Prestando attenzione, prima che cominci lo scampanio più poderoso della torre ligariana, è possibile sentirli anche da piazza Garibaldi: sono i dodici rintocchi di mezzogiorno dell’ex convento di San Lorenzo. Dal giorno di Pasqua, una rinascita in ogni senso, le campane dell’edificio nella frazione di Sant’Anna sono tornate a regalare il loro suono ogni giorno.
Dopo tanti anni di silenzio, se n’era quasi persa la memoria: l’ultima scampanata regolare risale al 2009, quando le suore della congregazione di Santa Croce di Menzingen lasciarono la struttura per trasferirsi in via Battisti. In realtà un piccolo richiamo c’era stato: il 10 agosto 2023, giorno di San Lorenzo, il nuovo proprietario del complesso, Mamete Prevostini, era salito sul campanile e, afferrata la fune, aveva fatto risuonare le campane per celebrare il santo e la notte dei desideri. Un gesto simbolico, capace di segnare una ripresa, ma rimasto isolato. Le campane erano tornate a tacere.
Ora però Prevostini ha deciso di dare continuità a quel suono tanto caro alla comunità di Sant’Anna: dal 5 aprile di quest’anno, ogni giorno, battono il mezzogiorno. «E suoneranno sempre» promette. Un segnale importante rivolto alla città e, soprattutto, alla comunità della frazione «che - spiega Prevostini – ha dimostrato di gradire molto questa scelta. Ne avevo parlato anche con il parroco don Maurizio Divitini e sono tutti contenti. È un piccolo gesto che fa comunità e dimostra che il convento è vivo ed è parte integrante del paese».
E lo sarà sempre di più. Nel giro di sei-otto mesi dovrebbero essere pronte e aperte le prime sale restaurate dell’ex convento che guarda Sondrio dall’alto. «Una prima piccola parte che sarà dedicata al vino e all’azienda» aggiunge Prevostini, che è proprietario dal 2022 ma coltiva le vigne che circondano la struttura già dal 2005.
San Lorenzo - 21mila metri quadrati di terreno, in gran parte coltivati, e un edificio di circa 7.500 metri quadrati sottoposto ai vincoli della Soprintendenza - è destinato a diventare un tassello importante nel rinnovato ruolo della città, tra servizi e opportunità legate al turismo enogastronomico, alla ricettività e alla ristorazione. Proprio alla ricettività sarà legato il corpo centrale dell’ex convento, con il chiostro, le celle e i due terrazzi da cui si apre una vista ampia sui terrazzamenti, dentro e fuori le mura del complesso, sulla città e sul versante di Ponchiera, con la forra e il ponte sulle Cassandre. L’accoglienza si tradurrà in stanze, ristorazione e spazi per degustazioni, per le quali la materia prima non manca.
Sarà però un percorso graduale, costruito passo dopo passo, a partire proprio dal vino, il cuore dell’azienda. Intanto, però ogni mezzogiorno, le campane tornano a suonare. Un buon auspicio, come ricordano le parole di Prevostini al momento dell’acquisto: «Credo nella bellezza e nella ricchezza paesaggistica dei terrazzamenti e nel potenziale turistico della nostra terra – aveva detto -. Questa operazione, portata avanti da un’azienda vinicola come la nostra, può contribuire a trasformare il mondo del vino valtellinese, portandolo a un livello superiore».
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