Cronaca / Sondrio e cintura
Giovedì 25 Giugno 2026
Sondrio, la montagna perde la sua riserva d’acqua: neve e ghiacciai sotto la media
L’ondata di calore che investe le Alpi accelera la fusione della neve e dei ghiacciai lombardi. I dati mostrano un forte deficit delle riserve idriche e Coldiretti Sondrio avverte: la Valtellina è tra i primi territori a manifestare gli effetti del cambiamento climatico, con ripercussioni crescenti su agricoltura ed ecosistemi montani
Lettura 1 min.Sondrio
Temperature oltre la media nel fondovalle, caldo intenso anche in vetta con lo zero termico che si mantiene a quote particolarmente elevate e una montagna che, ancora una volta, mostra con anticipo gli effetti del cambiamento climatico.
L’ondata di calore che in questi giorni sta interessando insieme a tutta Europa anche la provincia di Sondrio riporta al centro dell’attenzione il tema delle risorse idriche e delle conseguenze che la loro mancanza hanno su agricoltura e territorio. La fusione del manto nevoso residuo e dei ghiacciai alpini preoccupano soprattutto in vista dell’estate, periodo nel quale la neve accumulata durante l’inverno rappresenta una riserva fondamentale per l’approvvigionamento idrico.
A lanciare l’allarme è Coldiretti Sondrio alla luce dei dati diffusi da Arpa Lombardia, che evidenziano anomalie negative dello Snow water equivalent, l’indicatore che misura la quantità di acqua contenuta nella neve. I valori registrati mostrano deficit compresi tra il 30 e il 60 per cento rispetto alla media degli ultimi dieci anni.
Anche i ghiacciai lombardi presentano una disponibilità d’acqua immagazzinata nella neve inferiore del 39% rispetto ai valori di riferimento. Complessivamente, le riserve idriche regionali risultano inferiori del 26% rispetto alla media, mentre il deficit del solo manto nevoso raggiunge punte del 68%.
«Per un territorio alpino come il nostro questi numeri meritano la massima attenzione - sottolinea il presidente di Coldiretti Sondrio, Sandro Bambini -. La neve non è soltanto un elemento del paesaggio, ma un vero e proprio serbatoio naturale che alimenta corsi d’acqua, pascoli e attività agricole durante la stagione estiva. Quando questa riserva si riduce, il territorio diventa più vulnerabile e i primi segnali di difficoltà si manifestano proprio in montagna».
Secondo Coldiretti Sondrio, i cambiamenti climatici stanno modificando profondamente gli equilibri delle aree alpine, rendendo sempre più frequente l’alternanza tra lunghi periodi senza precipitazioni e fenomeni intensi concentrati in poche ore. «La Valtellina è una sorta di termometro che misura in anticipo gli effetti della siccità - prosegue Bambini -. Inverni più miti, nevicate meno abbondanti e una fusione sempre più precoce del manto nevoso sono segnali che osserviamo ormai con regolarità e che anticipano criticità destinate a interessare aree ancora più vaste del territorio regionale».
La preoccupazione riguarda anche il bacino del Po, dove il livello idrometrico continua a diminuire e dove si concentra una parte significativa della produzione agroalimentare italiana. In questo contesto, l’agricoltura di montagna si conferma uno dei settori più esposti agli effetti del clima che cambia.
«Diventa fondamentale investire nella capacità di adattamento dei territori alpini e nella gestione della risorsa idrica – aggiunge Bambini -. Difendere la montagna significa tutelare le imprese agricole che ogni giorno garantiscono presidio del territorio, manutenzione del paesaggio e produzioni di qualità».
Il caldo di questi giorni non rappresenta soltanto un fenomeno meteorologico eccezionale, ma un ulteriore segnale di una trasformazione climatica che interessa l’intero arco alpino e che, in una provincia montana come Sondrio, assume un significato rilevante per il futuro del territorio e delle sue attività economiche.
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