Cronaca / Sondrio e cintura
Martedì 18 Agosto 2026
Sondrio, sicurezza sul lavoro: raddoppiano le malattie professionali
Nel primo semestre 2026 le denunce di infortunio sul lavoro sono cresciute del 5,4%. La Uil chiede più prevenzione e vigilanza.
Lettura 2 min.Sondrio
La sicurezza sul lavoro presenta un conto pesante anche in provincia di Sondrio. Nei primi sei mesi di quest’anno sono state 1.161 le denunce di infortunio, con un incremento del 5,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un dato che si inserisce in una crescita generalizzata a livello regionale.
A fotografare la situazione sono i dati provvisori dell’Inail relativi al primo semestre 2026, rielaborati dalla Uil Lombardia nel secondo rapporto mensile dedicato a salute e sicurezza sul lavoro. Il quadro regionale è particolarmente preoccupante: le denunce complessive di infortunio hanno raggiunto quota 60.532, il 6,9% in più rispetto alle 56.641 dello stesso periodo del 2025. L’incremento riguarda tutte le province. A guidare la crescita sono Pavia (+12,4%), Monza e Brianza (+10,1%) e Como e Lodi (+8,5%), mentre Milano da sola concentra un terzo delle denunce. Sondrio, con il suo +5,4%, si colloca in una fascia intermedia, ma è soprattutto il dato sulle malattie professionali a destare attenzione.
Se gli infortuni crescono del 5,4%, le denunce di malattia professionale sono più che raddoppiate, passando dai 18 casi del primo semestre 2025 ai 38 di questo 2026: un incremento del 111,1%, il più alto tra le province lombarde. Il dato va naturalmente letto con prudenza, considerati i numeri assoluti contenuti, ma rappresenta comunque un elemento di forte attenzione. A livello regionale le denunce di malattia professionale sono salite da 2.562 a 2.865, con un incremento dell’11,8%.
«Il quadro generale evidenzia la necessità di rafforzare la tutela dei lavoratori» – commenta il coordinatore Uil di Sondrio, Fabrizio Tresoldi – «occorre intervenire subito con prevenzione, formazione capillare e maggiore vigilanza su salute e sicurezza».
Sul fronte degli incidenti mortali, invece, Sondrio registra un dato migliore rispetto al 2025: nessuna denuncia con esito mortale nei primi sei mesi del 2026, contro l’unico caso dello stesso periodo dell’anno scorso. Un dato positivo che, tuttavia, non può essere considerato da solo indicativo di un miglioramento strutturale, anche alla luce dell’aumento complessivo degli infortuni.
Nel complesso regionale, nei primi sei mesi del 2026 sono state 75 le denunce con esito mortale, contro le 78 del 2025, con una diminuzione del 3,8%. Un calo che la Uil invita a non leggere come un’inversione di tendenza: il dato equivale comunque a una denuncia mortale ogni 2,4 giorni.
La crescita degli infortuni interessa diversi settori dell’economia lombarda. Le denunce aumentano del 6,3% nel commercio, del 5,4% nella sanità e assistenza sociale, del 6,4% nell’alloggio e ristorazione e del 7,8% nei servizi di supporto. L’incremento più marcato riguarda l’istruzione, con il +16,5%, mentre la manifattura rimane il comparto con il maggior numero di denunce identificate, 7.451.
C’è poi il capitolo degli studenti. La Lombardia concentra il 24% delle denunce studentesche registrate a livello nazionale, per circa 12.600 casi nel semestre, con una crescita del 9,3% rispetto al 2025. Si tratta, precisa il rapporto, di una stima ricavata dal focus Inail sugli studenti e non di un dato puntuale direttamente sottraibile dal totale regionale degli infortuni.
«I dati – evidenzia il segretario confederale Uil Lombardia Vittorio Sarti – confermano che in Lombardia la sicurezza non può essere governata per emergenze. La prevenzione deve seguire le filiere, soprattutto negli appalti e subappalti, ed entrare nelle politiche industriali, negli investimenti pubblici e nella contrattazione».
La richiesta è quella di rafforzare il ruolo di RLS e RLST, i controlli e gli strumenti di prevenzione, superando una gestione della sicurezza legata alle sole emergenze. Una linea condivisa anche dal segretario generale Uil Lombardia Antonio Albrizio. Tra le proposte, un piano regionale interistituzionale con obiettivi misurabili, organici stabili nei servizi PSAL delle Ats e nell’Ispettorato, una banca dati condivisa e maggiore trasparenza sui risultati della vigilanza. «L’obiettivo resta uno solo: zero morti sul lavoro» conclude Albrizio.
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