Cronaca / Sondrio e cintura
Giovedì 15 Gennaio 2026
Sondrio, truffa del “finto carabiniere”: condannato 38enne
Un uomo di 38 anni è stato riconosciuto colpevole di truffa aggravata e condannato a un anno, quattro mesi e venti giorni di reclusione. La vittima è un’ultraottantenne residente in Bassa Valle.
Sondrio
Una telefonata improvvisa, una voce concitata che si presenta come appartenente all’Arma dei carabinieri e la paura per un figlio in stato di arresto. È il copione purtroppo ben noto della cosiddetta “truffa del finto carabiniere”, al centro della sentenza pronunciata dal Tribunale di Sondrio, che ha portato alla condanna di A.G., 38 anni, originario di Napoli.
Il giudice Giulia Estorelli lo ha riconosciuto colpevole del reato di truffa aggravata, condannandolo a un anno, quattro mesi e venti giorni di reclusione e a 700 euro di multa, oltre al pagamento delle spese processuali. La pena è stata determinata tenendo conto della diminuzione prevista per il rito abbreviato, ma il quadro delineato nell’imputazione resta particolarmente grave, anche per la recidiva specifica contestata all’imputato e per l’aver approfittato della condizione di estrema vulnerabilità della vittima, un’anziana ultraottantenne residente in Bassa Valle.
I fatti risalgono al 24 ottobre 2022. Secondo quanto ricostruito dall’accusa, la donna venne contattata telefonicamente da un soggetto che, spacciandosi per un carabiniere, la indusse a credere che il figlio fosse stato arrestato e che, per ottenerne l’immediata liberazione, fosse necessario versare una somma di denaro a titolo di «cauzione». Alla vittima venne anche riferito che il figlio non avrebbe potuto comunicare con nessuno fino alla conclusione della procedura, alimentando così uno stato di ansia e urgenza.
Poco dopo, un uomo si presentò alla porta dell’abitazione per il ritiro del denaro. In preda al panico, l’anziana consegnò 3.000 euro in contanti e numerosi monili in oro, tra cui collane, anelli, bracciali, spille, gemelli e la fede nuziale. Secondo gli atti processuali, quel ruolo sarebbe stato ricoperto proprio da A.G., arrivato sul posto a bordo di un’auto a noleggio insieme a un complice rimasto ignoto. Il danno patrimoniale fu ingente, ma ancora più pesante risultò l’impatto emotivo sulla vittima.
La sentenza riporta l’attenzione su un fenomeno ancora estremamente diffuso, che colpisce soprattutto le persone anziane facendo leva sugli affetti familiari e sulla fiducia nelle istituzioni. Proprio per questo, le forze dell’ordine da tempo promuovono campagne di sensibilizzazione anche in Valtellina: nessun appartenente all’Arma chiede denaro o gioielli, nessun arresto si risolve con pagamenti privati e ogni richiesta di questo tipo deve essere considerata un tentativo di truffa.
In caso di telefonate sospette, l’invito è sempre lo stesso: non consegnare nulla, interrompere la chiamata e contattare immediatamente il 112, avvisando anche parenti o vicini di casa. Una prevenzione che resta l’arma più efficace contro truffatori che continuano a sfruttare paura e solitudine per colpire le vittime più fragili.
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