Sondrio, una folla per l’ultimo saluto a Sebastiano Erba

Una folla commossa ha partecipato ai funerali del giovane padre, morto mentre cercava di soccorrere due scialpinisti in difficoltà sul Meriggio, ad Albosaggia.

Sondrio

«Voi che siete qui oggi, promettetemi una cosa. Salutate, baciate, abbracciate chi amate prima che esca di casa, prima che salga in macchina o dopo aver preso il caffè insieme. Fatelo sempre».

È l’accorato invito che, con la voce rotta dall’emozione, Elena Paindelli, moglie e vedova di Sebastiano Erba, ha rivolto alla folla di fedeli accorsi oggi pomeriggio in Collegiata a Sondrio per l’ultimo saluto a questo giovane, 35 anni appena, marito, padre di due bimbe piccole, Dorotea, che compirà i tre anni il 18 prossimo, e Anita, di soli sei mesi, figlio di Marcella Fratta, assessore alla Cultura in Comune a Sondrio e di Mario Erba, vice direttore di Bper e presidente di Unitre Sondrio, e fratello di Maddalena, Gabriele e Pietro. E amico di tante persone.

Una persona buona, che ha perso la vita domenica a mezzogiorno sul Meriggio, dove era salito col proprio cane per un’escursione sugli sci, finita in tragedia in quanto travolto da una valanga mentre accorreva in soccorso di due scialpinisti di Sondalo, i fratelli Alfio e Igor Muscetti, a loro volta colpiti in pieno dalla coltre nevosa.

Poco prima di partire per il Meriggio, Sebastiano era in chiesa con la sua famiglia per la santa messa domenicale ed ha ascoltato il testo del vangelo dedicato alle beatitudini, dal quale, don Christian Bricola, arciprete di Sondrio, ieri, ha preso spunto per la propria omelia.

«Beate le persone che sono nel pianto, perché saranno consolate, è scritto nelle Beatitudini, e beati i misericordiosi perché troveranno misericordia – ha detto don Bricola –. Su questi due aspetti delle Beatitudini voglio soffermarmi oggi perché sono perfettamente aderenti alla situazione che stiamo vivendo. Abbiamo una moglie, una mamma, un papà, i fratelli, i figli di Sebastiano nel dolore, uniti da questa disgrazia e il Signore non li tranquillizza loro dicendo che queste tragedie non accadranno più, ma fa loro una promessa, assicura loro che saranno consolati. In quale forma non lo possiamo sapere. Potranno essere gli stessi piccoli, i bambini a consolarli, potrà essere il messaggio di una moglie o di una mamma che ha perso i propri affetti in un modo simile, o qualsiasi altra cosa, ma la consolazione ci sarà. È una promessa divina. E a questa promessa occorre aggrapparsi, perché nella misura in cui ci aggrappiamo a questo, dentro di noi, qualcosa inizia a cambiare».

E poi il riferimento di don Bricola alla grande bontà d’animo di Sebastiano.

«Di fronte alla sua morte noi possiamo vedere la tragedia in sé, o possiamo scegliere di vedere il suo correre verso gli altri per portare aiuto, il gesto d’amore e di misericordia che ha compiuto, lui – ha detto don Bricola – che era profondamente buono. Sapendo che certe cose non si improvvisano, se una persona ha in animo di fare questa cosa è perché era già buono prima».

È stato un fare del bene, un dare la vita per gli altri che tornerà, secondo don Bricola, che è destinato a replicarsi nel mondo «perché la bontà è contagiosa e si diffonde, e ritorna», ha chiosato.

Immobile la folla radunatasi dentro e fuori la chiesa, rimasta senza fiato dopo le parole d’amore puro della moglie di Sebi e della madre dei suoi figli. Ha promesso davanti a tutti e al suo Sebi di restare sempre con Dorotea e Anita «nei momenti più importanti della loro vita, in quelli più belli e in quelli più tristi – ha detto – insegnerò loro a sciare, ad andare in bici, mostrerò loro quanto è bella la montagna, insegnerò loro a rispettarla, ma dirò anche loro quanto, a volte, può essere spietata».

Una testimonianza di amore totale quella di Elena, che è arrivata a tutti i presenti, parenti, amici, autorità civili e militari, comunali e provinciali. C’era la Giunta al completo col sindaco Marco Scaramellini, c’era il presidente della Provincia, Davide Menegola, e c’erano il prefetto, Anna Pavone, il questore, Sabato Riccio, il comandante provinciale dell’Arma dei carabinieri colonnello Giuseppe Bivona e il comandante della Compagnia di Sondrio maggiore Marco Issenmann, in un corale abbraccio.

Il feretro ha poi proseguito per il cimitero per la tumulazione nella tomba della famiglia Erba.

© RIPRODUZIONE RISERVATA