Cronaca / Sondrio e cintura
Lunedì 08 Giugno 2026
Stipendi troppo bassi, mancano gli infermieri. Un piano per attirarli
In sette anni scesi da quasi 1.900 ai 1.600 attuali. Approvato in Regione un ordine del giorno con incentivi. Si studiano anche abitazioni per attirare professionisti
Lettura 2 min.Sondrio
Il problema della carenza di personale infermieristico è tale da essere stato al centro di una seduta straordinaria del Consiglio regionale riunitasi giovedì su richiesta delle opposizioni e con prima firmataria la consigliera Lisa Noja di Italia Viva.
Emblematici i dati riportati nella richiesta di indizione urgente del Consiglio in tema in cui si faceva riferimento al dato del 2024 in base al quale il Servizio sanitario regionale avrebbe registrato la perdita di 3.523 infermieri a fronte di appena 947 uscite dovute al raggiungimento dell’età pensionabile. Fenomeno che si inserisce in un quadro nazionale connotato da una carenza stimata di quasi 175mila infermieri rispetto agli standard europei.
Un trend che si registra anche in provincia di Sondrio dove il personale infermieristico e di supporto è prezioso e le strutture cercano di accaparrarselo in ogni modo, a fronte di una carenza che si fa particolarmente sentire è che è rappresentata anche dal dato riferito agli iscritti all’Ordine delle professioni infermieristiche passati dai quasi 1900 di sette anni fa, ai meno di 1600 attuali.
Tra le principali cause dell’abbandono della professione ci sono i bassi livelli retributivi, atteso che gli stipendi si attestano mediamente tra i 1.700 e i 1.800 euro mensili nel settore pubblico, inferiori del 23% rispetto alla media dei Paesi Ocse, ma ci sono anche le limitate prospettive di carriera, i carichi di lavoro sempre più pesanti e la difficoltà a conciliare i turni con la vita privata.
Ed a preoccupare i legislatori lombardi anche la scarsa attrattività che la professione sembra esercitare sulle giovani generazioni considerato che i posti disponibili nei corsi di laurea in Infermieristica superano il numero delle domande presentate. Alla Statale di Milano, ad esempio, su 815 posti disponibili, i candidati sono stati 567.
Vivace, ovviamente, il dibattito in aula consigliare conclusosi con l’approvazione a larga maggioranza di un ordine del giorno presentato dal capogruppo di Fratelli d’Italia, Christian Garavaglia, e sostenuto dai gruppi di centro destra, che impegna la Giunta regionale a varare il “Piano Lombardia infermieri 2026-2028”, strategia che punta sulla formazione, sull’introduzione di borse di studio e sul monitoraggio trimestrale dei posti vacanti nei reparti più critici a partire dai Pronto soccorso.
Fra le misure più rilevanti c’è il consolidamento degli incentivi economici in modo da frenare la fuga dei professionisti verso la Svizzera, c’è un piano di welfare abitativo in collaborazione con Aler per offrire alloggi a canone sostenibile e c’è anche il reclutamento internazionale fondato anche sulla formazione linguistica e sulla verifica rigorosa delle competenze.
Nell’ordine del giorno sono poi state inserite anche due proposte, una di Carmela Rozza, del Pd, circa l’individuazione di indirizzi regionali vincolanti per l’impiego, nelle struttura sanitarie e socio sanitarie pubbliche e private di personale infermieristico e di supporto fornito da cooperative, agenzie o altri soggetti esterni, e una di Massimo Vizzardi, del Gruppo misto, che ha sollecitato una rapida conclusione delle trattative in corso nella Conferenza Stato-Regioni per il rinnovo del contratto nazionale del comparto sanità 2025-2027.
Interessante anche il dato fornito a Guido Bertolaso, assessore regionale al Welfare, che ha evidenziato come il deficit negativo sul numero degli infermieri delle strutture lombarde sia contenuto «ce n’erano 38mila nel 2018 – ha detto – e sono 37.523 oggi. Ogni anno ne entrano circa 2900 nel sistema lombardo». Aperti anche canali di reclutamento all’estero come in Uzbekistan da cui provengono 150 infermieri con l’apertura di un ufficio regionale a Tashkent.
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