Cronaca / Sondrio e cintura
Sabato 22 Agosto 2026
La storia di Clara: quando la sanità funziona
La testimonianza di Beatrice Viale dopo il ricovero della madre tra Sondrio e Sondalo: «Diagnosi tempestiva e grande umanità, una realtà sanitaria che funziona». Ora Clara Baccolini è tornata a casa.
Lettura 1 min.Albosaggia
«Si parla spesso di malasanità, fortunatamente esistono anche realtà funzionanti sul nostro territorio». Lo afferma Beatrice Antonella Viale che racconta quanto accaduto – con lieto fine - alla madre Clara Baccolini, 97 anni a luglio, originaria di Domodossola, ma residente dal 1967 a Tirano. «È successo che per due giorni la mamma non comunicava più e pendeva da un lato – spiega Viale -. Il medico curante, il dottore Luigi Corvi, per sospetto ictus, mi suggerisce di chiamare l’ambulanza. Al pronto soccorso di Sondrio la mamma viene presa in cura da Adriana Martins Basso, con febbre 38,5°. Nonostante l’età della mia genitrice, la dottoressa le prescrive tutti gli esami (sangue venoso ed arterio, tac encefalo, rx torace, cardiogramma, urinocoltura). Alle 21,15 viene dimessa con diagnosi di infezione delle vie urinarie e prescrizione antibiotica. Fortuna vuole che questa dottoressa sia stata molto scrupolosa ed abbia fatto eseguire una emocoltura».
Il giorno dopo la figlia viene contattata dalla dottoressa Jacqueline Frizza che comunica che la madre ha contratto un batterio alimentare chiamato Lysteria, molto pericoloso e che è già in sepsi ovvero nel circolo sanguigno. Il medico curante, dottor Corvi, nel frattempo, contatta l’infettivologa del reparto di Sondalo per il ricovero immediato di Baccolini all’ospedale Morelli di Sondalo per iniziare quanto prima la terapia mirata. Al nosocomio sondalino la signora Clara viene presa in carico da Marta Benedetti e Chiara Rebucci, viene curata e si riprende. Ora l’arzilla nonnina, tutta in ordine e con il rossetto anche quando era attaccata alla flebo giorno e notte, è tornata a casa a cantare le sue canzoni preferite, quelle di Achille Lauro.
«Alle dimissioni mi è stato detto di non ringraziare i medici, bensì il Dna della paziente – conclude la figlia -. Invece ci tengo a ringraziare, a caratteri cubitali, i medici Corvi per la prontezza d’intervento; Martins Basso per aver fatto eseguire l’emocoltura ed aver così individuato tempestivamente il batterio; Benedetti e Rebucci, oltre alla caposala, alle infermiere e agli infermieri, agli Oss e Asa per come hanno accudito, tenuto pulita e coccolato la mamma, avendo riguardo per le gambe e i talloni, dato l’allettamento. Tanta pazienza ed umanità. Grazie anche al dottor Robaei Mohsen, sostituto del nostro curante, per la visita a domicilio. Alle dimissioni le dottoresse del reparto hanno attivato il piano servizio domiciliare con infermiera, Asa e fisioterapista per aiutarmi, quindi concludo porgendo i miei ringraziamenti per il servizio impeccabile fornito dalla cooperativa Forme, in particolare all’infermiera Lidia, all’Asa Valeria ed al fisioterapista Andrea per la puntualità, pazienza, garbo ed empatia. Finisco con un simpatico modo di dire romanesco: quando ce vo’ ce vo’».
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